Viaggiare in Africa con AfroNine – Uganda e Zambia

uganda viaggio

Viaggiare con AfroNine nel 2022 e le sue guide d’eccezione

Perchè viaggiare con AfroNine? Il nostro motto è “si chiama Africa, noi la chiamiamo casa”. Questo non è semplicemente uno slogan, ma identifica esattamente chi siamo. Infatti non siamo di casa in tutta l’Africa ma solo in pochi paesi: Eritrea, Etiopia, Namibia, Botswana, Sudafrica, Uganda, Zambia e Zimbabwe. Tra i nostri itinerari oggi vogliamo illustrarvi:

Uganda viaggio Mosaique con Gianmarco Russo 15 giorni, partenza confermata 6 agosto 2022

Ethno Zambia per partecipare al Likumbi Lya Mize, 15 giorni, partenza confermata 20 agosto 2022

Cosa c’è di meglio di un viaggio in Africa? Nulla, direte voi. Ma esiste una possibilità ancora più entusiasmante: viaggiare con AfroNine accompagnati da una guida esperta, che sarà con voi per tutta la durata del viaggio.

Ogni anno, come tour operator specializzato in Africa da ben 30 anni, proponiamo diversi viaggi che si differenziano dalla programmazione classica. Essi hanno come fulcro un evento speciale, una festività o una cerimonia tradizionale, oppure ancora la scoperta in prima assoluta di itinerari fuori dall’ordinario o semplicemente essere accompagnati da un esperto che può essere un fotografo, uno scrittore, un viaggiatore.

Per il 2022 abbiamo due proposte davvero coinvolgenti:

  • ETHNO ZAMBIA: un tour di 15 giorni nella terra che ha visto nascere i safari a piedi. Immergetevi nell’atmosfera ancestrale del Likumbi Lya Mize: una stupefacente cerimonia dichiarata “Capolavoro dell’Eredità Intangibile e Orale dell’Umanità”. Essa celebra la conclusione dei riti di passaggio all’età adulta. Il vostro accompagnatore d’eccezione sarà Giacomo Corsini, guida esperta di Zambia e fotografo naturalista

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  • UGANDA VIAGGIO MOSAIQUE: tour di 15 giorni alla scoperta di un paradiso incontaminato. Uganda viaggio Mosaique è per tutti, con trasferimenti in fuoristrada e sistemazione in alberghi e lodge di buona qualità. In questo viaggio sarete accompagnati da GianMarco Russo, uno dei fondatori della AfroNine Tour. Grande conoscitore dei paesi africani, è esperto e collezionista di arte ed antichità africane, ed appassionato di storia coloniale.

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Scopriamo ora insieme alcuni dettagli dei viaggi che vi proponiamo.

ETHNO ZAMBIA – HIGHLIGHTS

  • Livingstone – Le Cascate Vittoria, “un luogo creato per gli angeli”
  • Il Likumbi Lya Mize una tra le ultime antichissime celebrazioni in Africa
  • Il Kafue National Park, il più “antico” parco dello Zambia

LIVINGSTONE E CASCATE VITTORIA

Le Victoria Falls sono uno spettacolo naturale che lascia senza fiato, ed un viaggio in Zambia dovrebbe sempre iniziare da qui. E’ facile intuire perché il popolo Lozi le chiama “Mosi-oa-Tunya“, il fumo che tuona.

Il fiume Zambesi infatti, a circa metà del suo corso, incontra qui una gola lunga e stretta; la potenza sprigionata dall’acqua che precipita sul fondo crea un rombo quasi assordante, ed il pulviscolo pervade tutta l’area: ecco “il fumo che tuona”!

La nube d’acqua che si innalza verso il cielo è visibile fino a 50km di distanza nei periodi di piena del fiume. Se vi recate a visitare le cascate in questo periodo non dimenticate una mantella antipioggia per non finire inzuppati.

Il fronte delle Cascate Vittoria si estende per circa un chilometro e mezzo mentre il punto più alto raggiunge i 128 metri. La particolare morfologia del luogo permette di osservare le cascate molto da vicino, dalla sponda opposta, godendo di una visuale ininterrotta.

Gli accessi al parco naturale Mosi-oa-Tunya e ai punti panoramici si trovano sia in Zambia che in Zimbabwe.

Dal lato dello Zambia è possibile fare un’esperienza memorabile, possibile solo da metà agosto a metà gennaio. Se il livello dell’acqua è troppo alto l’accesso viene comunque vietato per preservare l’incolumità dei visitatori.

L’escursione a Devil’s Pool prevede un giro in barca nella corrente dello Zambesi, attraverso suggestivi canali rocciosi, fino a Livingstone Island. Dopodiché, attaccandosi a una corda di sicurezza, ci si può immergere in un bacino naturale protetto da una barriera rocciosa. Ciò vi consentirà di nuotare fino al bordo delle cascate, alte ben 103 metri in questo punto del fronte.

All’interno del Mosi-oa-Tunya National Park è inoltre possibile realizzare emozionanti safari fotografici, sia a piedi che in auto, alla ricerca dei rinoceronti bianchi.

MOSI OA TUNYA NATIONAL PARK

Situata lungo le rive del fiume Zambesi, questa riserva naturale comprende circa 12 chilometri di fiume al di sopra delle Cascate Victoria, da cui prende il nome. Dall’altra parte del fiume, il Parco Nazionale delle Cascate Victoria è quasi l’immagine speculare del parco nazionale Mosi-oa-Tunya, ed entrambi includono le cascate Vittoria nei loro territori.

Il Mosy-oa-Tunya National Park è il più piccolo parco nazionale dello Zambia, ma ricchissimo di animali, oltre ad ospitare gli ultimi rinoceronti bianchi superstiti dello Zambia. Si estende per circa 12 chilometri lungo il fiume Zambesi sopra le cascate e copre un’area di soli 66 km2, ma, nonostante le ridotte dimensioni, molte specie prosperano in questo piccolo spazio: zebre, giraffe, bufali, ippopotami, coccodrilli, facoceri e numerose specie di uccelli sono facilmente individuabili in questa riserva, e gli elefanti vagano liberamente, attraversando avanti e indietro il fiume Zambesi.

Il Mosi-oa-TunyaNational Park è diviso in due sezioni: una che comprende le Cascate Vittoria e una zona selvaggia per le attività di safari. La parte del parco con le Cascate Vittoria comprende la foresta pluviale con le sue piante rare ed interessanti, come le palme d’avorio, alberi di mogano ed ebano, attorniati da numerose piante rampicanti e liane. Passeggiare in questa foresta, unica nel suo genere, è una delle attività più popolari in Zambia ed è una grande opportunità per avvistare le piccole antilopi e i facoceri, che vagano liberamente tra i sentieri della foresta.

La caratteristica più spettacolare dello Zambesi sono le cascate che si formano lungo il suo corso, tra queste vi sono le cascate Vittoria, che sono tra le cascate più grandi del mondo. Altre cascate di notevole importanza sono le cascate Ngonye nello Zambia occidentale e le cascate Chavuma al confine tra Zambia e Angola. Nonostante la sua lunghezza lo Zambesi è scavalcato da solo 5 ponti: a Chinyingi, a Katima Mulilo, alle cascate Vittoria, a Chirundu e a Tete. Lo Zambesi, nel suo percorso di quasi 3700 chilometri, dai monti del Katanga, dove nasce, all’Oceano Indiano dove sfocia, attraversa molti Stati dell’Africa sub-equatoriale e, a 1200 chilometri dalla sorgente, si allarga, pigro e placido, sul tetto uniforme di un altopiano per sparire, d’improvviso, come fosse ingoiato dalla terra, in un immane nube di fumo candido. E’ il punto dove si spalancano le Cascate Vittoria. Il fiume è largo 1700 metri e precipita in un baratro profondo in media 128 metri, dalle nette pareti verticali, come fossero tagliate da un coltello. L’enorme massa d’acqua che cade da quell’altezza su un fondo roccioso e strettissimo (appena 50 metri di letto) evapora e si solleva nell’aria, dando vita a spettacoli di suggestiva e selvaggia bellezza. Nelle notti di luna piena si può assistere ad uno degli spettacoli più rari e belli della Natura: l’arcobaleno prodotto dai raggi lunari. Le tinte dell’arco sono opalescenti e delicate dando allo spettacolo una pennellata di magia.

SIOMA NGUEZI

Le Cascate Ngonye o Cascate Sioma sono delle cascate del fiume Zambesi, e si trovano nello Zambia occidentale, vicino alla città di Sioma, circa 250 km più a monte rispetto alle cascate Vittoria.

Partendo da Lusaka, la capitale dello Zambia, possono essere raggiunte con un impegnativo viaggio di due o tre giorni, questa difficoltà nel raggiungimento delle cascate le ha rese molto meno note rispetto alle cascate Vittoria. Le cascate non sono particolarmente alte, la loro altezza varia dai 10 ai 25 metri, ma si caratterizzano per una impressionante ampiezza.

Formano una ampia mezzaluna interrotta da affioramenti rocciosi. Più a monte rispetto alle cascate, il fiume Zambesi attraversa le sabbie del Kalahari, e in quella zona è ampio e poco profondo, ma dopo le cascate il fiume attraversa strette gole di roccia basaltica e forma una serie di grandi rapide. L’ambiente circostante dà ospitalità a un gran numero di specie animali, specialmente nei pressi nel parco nazionale di Sioma Ngwezi. Si possono frequentemente avvistare elefanti vicino al fiume nelle vicinanze delle cascate.

LUSAKA

Lusaka è la capitale ed è la più grande città dello Zambia, una città dagli incredibili ritmi e contrasti, le architetture coloniali di Livingstone e le atmosfere magiche come il sole che si prepara allo spettacolo serale del tramonto. Si trova nella parte centromeridionale del paese, su un altopiano a 1400 metri di altezza, nei pressi del fiume Lunsemfwa.

Prima del XX secolo, Lusaka era solo un villaggio; deve il nome a uno dei capi locali, Lusaaka. Nel 1905, i coloni britannici iniziarono a costruire nei pressi del villaggio, fondando la città moderna. Nel 1935 divenne capitale della Rhodesia settentrionale sostituendo Livingstone, in posizione meno centrale. Nel 1953, quando la Rhodesia settentrionale e meridionale furono unite, Lusaka divenne il centro di un importante movimento di contestazione che, mettendo in atto pratiche di disobbedienza civile, ebbe un ruolo determinante nella nascita dello Stato indipendente dello Zambia (1964), di cui Lusaka divenne capitale.

La città è sorprendentemente ricca di gallerie d’arte dove sono esposti i lavori di artisti locali. Tra le migliori ci sono l’Henry Tayali, la Visual Arts Gallery nell’area di esposizione pochi chilometri a est del centro, la Mpala Gallery, a circa metà strada tra le due, e il giardino con sculture al Garden House Hotel, pochi chilometri a ovest del centro. A nord-ovest del centro si trova lo Zintu Community Museum, dove vengono esposti lavori d’arte tradizionale e artigianato. L’altra principale attrattiva della capitale è l’animatissimo mercato all’aperto di Kamwala, pochi isolati a sud del centro. Interessante il museo nazionale che contiene, tra l’altro, un’interessante collezione di oggetti legati al mondo della stregoneria e un’ottima ricostruzione del tipico villaggio africano.

LOWER ZAMBESI NATIONAL PARK

Proclamato parco nazionale nel 1983, il Lower Zambesi National Park copre una superficie di 4200 km quadrati lungo le sponde nord occidentali dello Zambezi, ed è Patrimonio dell’Umanità protetto dall’UNESCO.

Diversi fiumi più piccoli scorrono nel parco, che si sviluppa attorno ad una magnifica pianura alluvionale punteggiata da acacie e da altri alberi di grandi dimensioni, tra i quali si possono avvistare puku, impala, zebre, bufali, leopardi, leoni, ghepardi e più di 400 specie di uccelli acquatici e non. Lo spettacolo degli elefanti che nuotano nel fiume potrebbe diventare uno dei ricordi memorabili del viaggio Il Lower Zambesi National Park, caratterizzato dalla possibilità di straordinari avvistamenti di grandi animali e dalle splendide acque del fiume Zambesi, ha molto da offrire. Situato nella distesa della Valle del Basso Zambesi, il parco nazionale deve la sua abbondanza di fauna alle acque permanenti del fiume Zambesi, dei suoi numerosi affluenti e delle lagune che si sono formate nei suoi meandri. Il fiume scorre lungo il confine tra lo Zambia e lo Zimbabwe e costituisce una grande attrazione per la sua fauna, con gli elefanti che amano attraversarlo spesso. La presenza dello Zambesi è altrettanto apprezzata dai visitatori, poiché i safari in canoa sono il modo ideale per osservare gli animali su entrambe le sponde del fiume.

All’interno del parco vivono oltre 300 specie di uccelli, moltissimi leoni, leopardi, branchi di elefanti e bufali, ippopotami, il paesaggio è caratterizzato dalla presenza di giganteschi baobab e acacie. I bufali e gli elefanti sono facili da avvistare nel parco, lungo le rive dello Zambesi o, magari guadando da una sponda all’altra – un’esperienza che potrebbe risultare davvero eccitante se un elefante decidesse di attraversare il fiume a pochi metri dalla vostra canoa. Purtroppo giraffe, rinoceronti e ghepardi non sono presenti; tuttavia, la loro assenza è compensata dalla possibilità di avvistare leoni, iene e leopardi.

L’osservazione dell’avifauna nel parco è veramente eccezionale, con circa 350 specie registrate nella zona. Una serie di belle sorprese attendono gli appassionati di avifauna: il fiume Zambezi è una meta amata da aquile pescatrici, cicogne e aironi, mentre occasionalmente si possono vedere i falchi pescatori. Dal confine con il Mozambico, lo Zambesi scende di 42m, su una distanza di oltre 150 km. Questa pendenza (circa 1: 3.500) spiega perché scorre così lentamente creando le condizioni ideali per il safari in canoa.

SOUTH LUANGWA NATIONAL PARK

Il parco sorge lungo le rive del fiume Luangwa, dove si concentrano centinaia di specie animali e si estende per 9.050 chilometri quadrati. I primi ‘safari a piedi’ o ‘walking safaris’ iniziarono proprio in questo parco. E’ il migliore parco nazionale in Zambia, sia come scenario che per gli animali che si possono vedere.

La vegetazione varia da fitta boscaglia ad aperte pianure erbose e lagune. Rappresenta il cuore di un incantevole ecosistema che vanta antilopi, zebre, bufali, elefanti e un’abbondanza di predatori: leoni, sciacalli, iene, ghepardi, piccoli branchi di licaoni ormai in via d’estinzione e, non ultimo e relativamente semplice da avvistare, il leopardo. Il parco ospita inoltre due rarità endemiche: la giraffa di Thornicroft e lo gnu di Cookson.. Il parco ospita anche una delle più grandi popolazioni di elefanti di tutta l’Africa ed è famoso per i suoi leopardi e uccelli. Nel fiume Luangwa si possono vedere ippopotami e coccodrilli.

La valle del Luangwa è geomorfologicamente una rift valley, o graben, che nasce come biforcazione della Grande Rift Valley a sudovest, mentre a sud essa origina il complesso dei laghi Malawi e di Rukwa. La rift valley del Luangwa raggiunge quasi l’abitato di Lusaka. La connessione tra le due fosse tettoniche non è ovvia perché fu riempita dal materiale eruttato da un antico vulcano estinto. Vi sono almeno 20 hot springs, caratteristiche di tutte le fosse tettoniche, nella vallata e nelle sue scarpate. Il Luangwa sorge nelle colline di Lilonda e Mafinga, nella zona nordorientale dello Zambia ad un’altitudine di circa 1500 metri, presso il confine con Tanzania e Malawi, e scorre in direzione sudovest attraverso quattro quinti della Rift Valley fino al punto d’incontro con il Lukusashi ed il Lunsemfwa, proveniente dalla direzione opposta. Milioni di anni fa, la fossa non aveva uscite, e fu riempita da un lago delle Rift Valley chiamato lago Madumabisa, che poteva competere con il lago Malawi in dimensioni. L’acqua straripava in un fiume a sudovest, verso quello che è ora il Kalahari, dove si combinava con il fiume Okavango, la parte alta dello Zambesi, il fiume Cuando, il fiume Kafue, fino ad affluire nel Limpopo ed infine raggiungere l’Oceano Indiano.

Sul lato occidentale, la catena dei monti Muchinga costituisce il confine del parco e della valle e da essa scendono molti affluenti durante la stagione delle piogge. Il fiume attraversa il parco e in molti tratti costituisce il suo confine orientale. Nel fiume abbondano ippopotami e coccodrilli. Gli ippopotami sono i più numerosi e vivono in gruppi vicino alle rive e nelle lagune. Di giorno stanno immersi nell’acqua e riposano, di notte salgono sulle rive in cerca di pascoli e si cibano di erba fresca. La specie diffusa nel parco è l’Ippopotamus amphibius.

BAROTSELAND, REGNO DEI LOZI

Il regno dei Lozi è sempre stato ricco di materie prime: il fiume Zambesi oltre ad essere fonte di acqua e territorio di pesca, con il suo periodico straripare riempie la piana circostante di “black soil”, una terra particolarmente fertile, perfetta per la coltivazione di riso. I Losi, abitanti di queste terre, hanno sempre vissuto in sintonia con il grande fiume spostandosi periodicamente dalla piana all’upland, la terra ferma, dove da coltivatori e pescatori si trasformavano in allevatori di mandrie e cacciatori nelle ricche foreste di legno pregiato.

Più a valle il fiume diventa irrequieto: incontra scogli di roccia, gorgoglia tra mille cataratte, schiuma in un dedalo di rapide, prima di rovesciarsi nelle maestose cascate Victoria, ma nello Barotseland lo Zambesi sembra un innocuo serpente che striscia indolente per centinaia di chilometri alla ricerca della sua strada. Le sue acque verdi scorrono lente e pacifiche accarezzando ampie praterie in cui scorazzano mandrie di buoi sfiancate dal caldo e solitari pastori alla vana ricerca di un po’ di ombra.

Politicamente il regno del Barotseland è sempre stato una monarchia, grazie alla presenza del Litunga, il re dei Lozi, ma effettivamente la gestione amministrativa, non ha nulla da invidiare alle più floride democrazie parlamentari.

Il popolo Lozi è rappresentato nella “Kuta”, il parlamento del regno, il cui portavoce ultimo rimane il re, ma i partecipanti con potere di voto sono gli “Induna” rappresentanti delle varie zone del regno eletti meritocraticamente dagli abitanti dei villaggi di riferimento.

LIKUMBI LYA MIZE

Esso rappresenta il cuore pulsante del viaggio. Si tratta di una cerimonia tradizionale del popolo Luvale, che segna il passaggio all’età adulta dei bambini maschi.

Essi vengono allontanati da casa fino a 3 mesi prima. Durante questo periodo vengono circoncisi e imparano nozioni fondamentali riguardanti la sopravvivenza, la natura, la sessualità e la religione.

Questo lasso di tempo si chiama Mukanda, e termina presso l’Arena del Likumbi. Questa è un’area dove i Makishi (danzatori abbigliati con costumi tradizionali e maschere tribali) cantano e ballano, rappresentando gli spiriti degli antenati.

Tutti gli spettatori – tra cui anche Sua Altezza reale anziano capo Ndongu – assistono a questo spettacolo dal forte contenuto simbolico fino a quando si raggiunge il culmine del rituale: i bambini riemergono dal luogo in cui erano rimasti nascosti per “tornare alla vita” come adulti.

Ora Makishi e uomini possono danzare insieme, fino a quando i primi ritornano al cimitero da cui erano partiti, segnando il termine delle celebrazioni.

Viaggiare con AfroNine vi permetterà di conoscere davvero a fondo questa cerimonia unica al mondo, grazie alla sua guida d’eccezione.

CERIMONIA DELLA KULAMBA

La Kulamba, dichiarata “Capolavoro dell’Eredità Intangibile e Orale dell’Umanità” dall’UNESCO, è caratterizzata dalla danza Nyau (o “Gule Wamkhulu”) eseguita dai più bravi ballerini di tutto il Paese. Questa cerimonia rituale, che ha avuto origine in Africa centrale, è intrisa di miti e misteri.  È la festa nella quale i capi rendono omaggio al Kalonga, portando in dono avorio, artigianato e cibo, il cui eccesso viene redistribuito alle zone con magro raccolto. Vietata dagli inglesi nel 1934, fu ripresa nel 1984 da Gawa Undi X (Chibvunga), combattente per la libertà con Kaunda, il Padre dello Zambia. Infatti i Chewa, con le loro società segrete furono fieri oppositori della dominazione coloniale e missionaria, svolgendo un importante ruolo nel movimento nazionalista. Mentre un tempo i capi si recavano dal Re separatamente, oggi la cerimonia è annuale e raduna tutti i clan dello Zambia, del Malawi e del Mozambico per onorare il Re con 3 giorni e 3 notti di danze tradizionali. La Kulamba si tiene a metà agosto nel palazzo reale di Mkaika, nei pressi di Katete: è un momento di unità di un popolo ed anche un’occasione di commercio tra i tre Stati. Per simulare il viaggio dal Congo, il Kalonga guida una processione che parte dal palazzo reale di Gwalada per arrivare all’arena di Dzimbabwe. Il Re, scortato dai soldati Ambiri, incontra la processione delle donne (Mbumba), che lo accompagnano dalla regina Madre Nyangu, in attesa sull’altro lato dell’arena. Solo dopo il saluto di rispetto alla Madre, il Kalonga sale sul trono della Pagoda Reale (Kasusu), contornata di zanne di elefante e dalle pelli di un leopardo e di un leone, simbolo della potenza Chewa. I capi si siedono ai piedi del Kasusu in segno di deferenza, per poi rendere omaggio al Re.

Seguono la presentazione di ragazze e le danze del Gule Wankulu che si esibiscono sulla piattaforma dello Dzimbabwe. I danzatori del Gule Wankulu (danza che rappresenta l’iniziazione dei giovani alla vita adulta), vestono di foglie o stracci e le loro maschere rappresentano figure maligne di animali, diavoli, spiriti dei defunti e mercanti di schiavi. Dimenandosi forsennatamente al ritmo dei tamburi, posseduti dagli spiriti, gli Nyau spaventano donne e bambini. Come per la danza del Mapiko tra i Makonde del Mozambico, anch’essi di origine matrilineare, questa danza maschile riequilibra i rapporti tra i sessi, affidando agli uomini la magia e la relazione con gli spiriti e gli antenati. La raffigurazione di uomini ed animali si rifà al mondo della creazione, quando tutti gli spiriti vivevano in armonia. La danza data al grande impero Chewa del 17° secolo e comprende oltre 30 varianti e relative maschere, accompagnando anche matrimoni, funerali ed insediamenti di capi. Sebbene i danzatori Nyau debbano astenersi dal sesso per i 5 giorni successivi alla cerimonia, la presenza di corpi nudi, che con gesti e canzoni alludevano alla potenza sessuale, come riscatto maschile dal potere delle donne, fu interpretata dai primi intransigenti missionari come oscena e fu vietata dal 1934 al 1984. Ma il ritmo dei tamburi è immutato da secoli e per questo nel 2005 il Gule Wankulu è stato dichiarato dall’Unesco “Intangibile Patrimonio Culturale dell’Umanità”, in tutto lo Zambia, solo la Kulamba ed il Likumbi Lya Mize hanno ottenuto questo onore e prendere parte a questo festival rappresenta un’opportunità rara e indimenticabile.

Il Re fa il suo discorso al popolo, che continuerà a festeggiare anche dopo che il Sovrano, alla testa del corteo, torna a Palazzo. Significativo è l’alternarsi di ruoli maschili e femminili nel rituale, testimonianza di un passato matrilineare che, ancora oggi, tributa grande rispetto alla donna. Se il ruolo di protagonisti della cerimonia è affidato agli uomini, espressione di forza e autorità sociale (il Re Kalonga, i guerrieri Ambiri, i capi Chewa e i danzatori Nyau), è pur vero che per avviare la Kulamba è necessario rendere prima omaggio alla Regina Madre e che le danze Mbumba delle donne, ritmate da canti ed incedere collettivo, accompagnano ogni passo della Gule Wankulu. All’interno della Kulamba rientrano anche i riti di iniziazione e di passaggio all’età adulta delle giovani donne che hanno raggiunto l’età per sposarsi. Le “Anamwali” o giovani donne escono dal ritiro in cui hanno trascorso gli ultimi mesi per “imparare l’arte di essere donne. Attualmente, la Kulamba è una delle ultime celebrazioni Africane autentiche rimaste, e solo un piccolo numero di stranieri ha assistito al “Nyau” o “Gule Wamkhulu” (letteralmente: la “Danza Meravigliosa”).

I Chewa o Nyanja sono oggi 11 milioni tra Malawi, Zambia e Mozambico; parlano il chichewa, la lingua ufficiale del Malawi, e sono divisi in due grandi clan, i Phiri, legati alla monarchia ed all’aristocrazia, ed i Banda, con grandi tradizioni di guaritori e di mistici. Sono amministrati da capi e da un monarca, il Kalonga (termine che deriva da Kulonga “colui che designa i capi”. L’origine dei Chewa pare risalga all’Etiopia, ma è certo che provengano dalla regione del Malambo in Congo. L’insediamento sul Lago Niassa risalirebbe ad un periodo antecedente l’anno 1000, ma la leggenda colloca la migrazione nel XV secolo, quando il Re Kalonga guidò il suo popolo dalla terra di Kola, sottoposta alla pressione dei Luba, verso est. I capi divennero così custodi delle terre per conto del Re ed ogni anno dovevano rendergli omaggio, pagar tributo e riferirgli. L’attuale Kalonga è Kawa (colui che affida la terra) Undi (colui che protegge i sudditi) XI e regna dal 2004.

KAFUE NATIONAL PARK

Il Kafue National Park è il più antico e grande parco di tutto il Paese, e prende il nome dall’omonimo fiume. Esso ospita più di 55 specie di mammiferi, tra i quali la rara antilope Sitatunga, il lechwe rosso e moltissimi felini.

Nonostante la sua grandezza e la sua posizione a 2 ore da Livingstone, resta un luogo poco conosciuto e largamente inesplorato con vaste aree incontaminate.

Nato come primo parco del Paese nel 1924, presenta vaste pianure alternate a colline ondulate, ricche di terreni boschivi e piane erbose. Questa biodiversità ha favorito l’insediamento di diverse specie animali, tra cui il più grande numero di specie di antilopi.

Luogo di grande bellezza e suggestione è costituito dalle Busanga Plains: situate nella porzione a nord del parco, si tratta di un’area che da marzo a maggio, grazie alle piene dei fiumi, diviene una enorme pozza d’acqua dove si bagnano e si abbeverano centinaia tra mammiferi ed uccelli.

Quando in seguito le acque si ritirano viene fatto spazio ad una vegetazione a dir poco rigogliosa, che ospita grandi mandrie di bufali, zebre e grandi predatori come leoni, leopardi e ghepardi (questi ultimi ormai in via d’estinzione sul territorio zambiano).

Il parco è considerato uno dei migliori posti per l’avvistamento del leopardo, misterioso e sfuggente, e dei licaoni, altra specie molto rara. Un’altra specie a rischio, che ultimamente sta conoscendo una ripresa, è quella degli elefanti del Kafue; stanno avendo una straordinaria crescita e un certo numero di aree del parco ora ospita grandi mandrie di questi giganti gentili.

Il parco nazionale del Kafue, con i suoi spazi enormi, le colline e la lontananza dai parchi più frequentati, è un rifugio idilliaco per il viaggiatore amante della natura selvaggia e incontaminata. Esplorare il selvaggio Kafue equivale a un vero corso di “master del bush”. Si ritorna a casa con un bagaglio carico di ricordi indimenticabili e di scoperte uniche.

UGANDA VIAGGIO MOSAIQUE – HIGHLIGHTS

  • Isola di Ngamba
  • Parco Nazionale delle Cascate Murchison
  • Foresta di Kibale e trekking per osservare gli scimpanzè
  • Parco Queen Elizabeth
    • Ishasha e i “tree climbing lions”
  • Foresta Impenetrabile di Bwindi e l’incontro con i gorilla
  • Parco del Lago Mburo

ISOLA DI NGAMBA

Situata nel Lago Vittoria, a circa mezz’ora di barca veloce da Entebbe, l’isola ospita la Riserva degli scimpanzè. Si tratta del primo progetto di conservazione degli scimpanzè, nato alla fine degli anni Novanta, con lo scopo di raccogliere e riabilitare esemplari di scimpanzè detenuti dai bracconieri o salvati dal traffico illegale verso Europa, Asia e Nord America.

Ngamba Island è quasi interamente ricoperta da foresta pluviale tropicale e solo una sua piccola porzione è recintata. Ma attenzione, qui in gabbia stanno solo gli uomini (visitatori o addetti alla gestione del santuario). Il resto della foresta è territorio esclusivo degli scimpanzé che hanno finalmente trovato qui un rifugio sicuro.

NGAMBA ISLAND CHIMPANZEE SANCTUARY

Ngamba è una piccola isola sul lago Vittoria, quasi interamente ricoperta da foresta pluviale tropicale e solo una piccola porzione dell’isola è recintata. A differenza di un classico zoo, nel caso di questa “isola-riserva”, nella recinzione ci debbono stare gli uomini, siano essi addetti alla gestione di questo santuario per scimpanzè o semplici visitatori, insieme a tutte le varie strutture, mentre tutto il resto dell’isola e della foresta è territorio esclusivo degli scimpanzè che hanno trovato rifugio su Ngamba Island. Qui sono stati raccolti sia scimpanzè adulti feriti (vittime di trappole nella foresta, spesso hanno subito amputazioni e/o shock di vario genere, e sono ormai orfani, in quanto non fanno più parte di alcun ‘gruppo’) o detenuti illegalmente dai bracconieri , sia piccoli della stessa specie “scoperti” alle frontiere di diversi paesi dell’Africa orientale e confiscati a trafficanti senza scrupoli che li rapiscono dalle loro famiglie e al loro ambiente naturale per esportarli in Europa, Nord America e Asia.

Il “Chimpanzee Sanctuary” di Ngamba Island è stato fondato nel 1998 da diverse associazioni protezionistiche, tra cui anche il “Jane Goodall Institute” e la “Born Free Foundation”. Purtroppo gli scimpanzè di Ngamba Island e degli altri centri simili che si occupano di questa specie in Africa orientale non possono essere più reintrodotti in natura a causa delle menomazioni e dei traumi, soprattutto di ordine psicologico, subiti e, di conseguenza, per le gravi ripercussioni sul loro comportamento. In questo centro, pertanto, non si può fare altro che cercare di assicurare loro una sopravvivenza il più possibile simile a quella che gli è stata negata in natura ed approfittare della loro presenza per fare opera di sensibilizzazione e di educazione presso tutti i visitatori.

Gli scimpanzè costituiscono uno dei tre membri della famiglia delle “grandi scimmie” insieme ai gorilla e ai bonobo o scimpanzè pigmei (geneticamente i più vicini alla nostra specie). Il comportamento degli scimpanzè assomiglia a quello dell’uomo sotto diversi profili: ad esempio per i legami a lungo termine tra gli individui di una famiglia, per il lungo periodo di dipendenza dei piccoli dalla loro madre, per la gestualità che comprende abbracci, baci, strette di mano, pacche sul dorso, per le capacità intellettive che permettono persino la costruzione e la manutenzione di strumenti e per le sviluppatissime capacità espressive che permettono di comunicare emozioni quali la gioia, la paura, la tristezza, la felicità o l’apprensione.

Purtroppo il loro habitat è stato in gran parte distrutto e tuttora è gravemente minacciato dall’espansione delle comunità umane e dalla distruzione delle foreste allo scopo di ricavarne legname pregiato e spazi per le coltivazioni. Inoltre la diffusione di malattie quali ebola o altre infezioni che possono essere trasmesse anche dall’uomo, non ha fatto che aggravare la già minacciata sopravvivenza di questa preziosissima specie. Oggi, infatti, gli scimpanzè sopravvivono solamente in una ventina di paesi, per di più suddivisi in diversi nuclei frammentati e popolazioni isolate ed una stima della popolazione totale si aggira intorno agli 80.000/100.000 individui allo stato libero. Si è portati a credere che, senza un’adeguata ed efficace protezione, questa specie potrebbe essere destinata in meno di quindici anni.

PARCO NAZIONALE DELLE CASCATE MURCHINSON

Il Parco Nazionale delle Cascate Murchison (Murchison Falls National Park) è il più vasto parco nazionale dell’Uganda. Appartiene alla Murchison Falls Conservation Area, un sistema di aree protette che include anche gli adiacenti Bugungu Wildlife Refuge e Karuma Wildlife Refuge.

Il parco si trova nella parte nordoccidentale del paese, a circa 90 km da Masindi. Comprende un tratto della costa del lago Alberto, ed è diviso in due dal Nilo Vittoria, che lo attraversa da est a ovest e che dà origine alle Cascate Murchison da cui il parco prende il nome. Estendendosi su oltre 3900 chilometri quadrati, offre una grande varietà d’ambienti. La parte più meridionale del parco è occupata da foreste e zone con una rigogliosa vegetazione, alcune piantagioni di banane e diversi piccoli insediamenti umani mentre, spingendosi verso nord, si possono registrare incrementi nelle temperature medie e nella secchezza del clima, con sempre più estese zone di savana, talvolta con lunghe piantagioni di palme, probabilmente piantate dai mercanti di schiavi arabi che volevano così segnare le rotte dei propri traffici all’interno dell’Africa Nera.

Tra gli animali che vivono nel parco, i cui contingenti sono purtroppo stati ridotti pesantemente dalle carneficine perpretate durante gli anni delle dittature, si possono annoverare: giraffe di Rotschild, ippopotami, coccodrilli, babbuini, scimpanzè, colobi guereza, l’alcefalo di Jackson, elefanti, antilopi, leoni, leopardi, sciacalli, iene, bufali e kob dell’Uganda. Tra i grandi assenti ci sono invece i ghepardi, le zebre e i rinoceronti (quelli neri erano una volta assai numerosi ma sono stati portati all’estinzione nel ’70, quello bianco fu introdotto nel 1960 e quasi subito sterminato dai bracconieri).

Le Cascate Murchison sono sicuramente la caratteristica più famosa del parco. L’esplosiva massa di acqua che precipita per 43 metri creando le cascate. Al “Top of the Fall” la sommità della cascata il Nilo, che qui si restringe all’interno di una gola ampia solo una decina di metri, dà vita ad una tumultuosa caduta d’acqua, creando uno degli scenari più belli di tutto l’est Africa, dando modo di ammirare la caduta delle acque di questo maestoso fiume imbrigliate dalla natura dei luoghi.

Il primo europeo a vedere le cascate, nel 1864, fu l’esploratore britannico Samuel Baker, che battezzò le cascate in onore del suo collega e amico Roderick Murchison, allora presidente della Royal Geographical Society.[1] Negli anni settanta Idi Amin decise di cancellare le origini coloniali di questo nome e fece ribattezzare le cascate “Kabarega”, in onore dell’Okumama Kabarega, antico sovrano del popolo Bunyoro. Alla caduta di Amin le cascate ripresero il loro nome inglese.

PARCO NAZIONALE DELLA VALLE DEL KIDEPO

Con un’altitudine compresa tra i 900 ed i 2750 metri, il parco è attraversato da due vallate principali: Kidepo e Narus Valley e presenta ambienti di savana alberata, foresta montana e a galleria, astensioni a palme e alture rocciose. Di grande fascino per la scarsità di visitatori e per la sua remota posizione, con vaste aree selvagge e contingenti animali in continua crescita dopo le stragi del periodo della guerra civile. Il Parco Nazionale del Kidepo si estende su un’area di 1442 kmq ricoperta di savane e montagne e protegge molti dei grandi mammiferi presenti in Uganda, insieme a 5 specie di primati. 

La categoria dei predatori è ben rappresentata da ben 22 specie e delle 17 specie di antilopi africane, 7 si trovano solo nel Kidepo: la gazzella di Grant (Gazella granti), il kudù minore e maggiore (Tragelaphus imberbis), l’Hippotragus equinus, l’orice di Beira (Dorcatragus megalotis), il dik-dik di Guenther (Madoqua guentheri), la redunca o cervicapra di montagna (Redunca fulvorufula). La varietà di altitudini presenti ha sviluppato una varietà di differenti specie di flora e fauna. Nel parco del Kidepo è possibile incontrare animali unici impossibili da trovare in altre zone dell’Uganda insieme a più di 460 specie di uccelli. Di particolare interesse sono lo struzzo e l’otarda di Kori (Ardeotis kori). Il Kidepo è famoso per i suoi rapaci e 14 delle 58 specie presenti sono endemiche a questa regione compresa tra la valle del Kidepo e la Karamoja, come l’aquila di Verreaux (Aquila verreauxii), il capovaccaio (Neophron percnopterus), il falco pigmeo africano (Polihierax semitorquatus). Kidepo è sicuramente uno dei parchi ugandesi meno visitati, a causa della distanza dalla capitale e della difficoltà del viaggio necessario per raggiungerlo. È però anche uno dei parchi nazionali più belli ed affascinanti ed è uno di quelli con il più alto grado di biodiversità del paese. Forse per il suo isolamento o per la vastità delle sue savane è inoltre una delle regioni dell’Uganda che ci può dare, più di altre, una sensazione di vero reame selvaggio e primordiale o, come dicono gli inglesi, di vera “african wilderness”. Per molti rimane il parco nazionale ugandese più bello.

PARCO NAZIONALE DELLA FORESTA DI KIBALE

Il Parco Nazionale della Foresta di Kibale nasce nel 1993 ed è contiguo al Parco Nazionale della Regina Elisabetta; i due parchi insieme costituiscono una delle più importanti mete turistiche del Paese. Il parco è costituito da circa 560 km² che comprendono diversi habitat: foresta pluviale e semi-decidua, prateria e palude. Il parco è noto soprattutto perché vi si trova la più alta varietà e concentrazione di primati dell’Africa orientale con 13 specie rappresentate, ma anche per l’eccezionale avifauna e le numerosissime farfalle. Sempre a questo parco appartengono alcuni dei più caratteristici tratti di foresta pluviale di tutta l’Uganda: il numero di specie di alberi identificati nell’area si aggira infatti intorno a 230. Oltre ad essere base di un centro di ricerca che fa capo all’Università di Makerere, l’area è oggetto di un progetto di riforestazione e conservazione, che promuove la tutela della biodiversità, il rimboschimento delle aree degradate della foresta e la diffusione di programmi di educazione della popolazione. Attraverso questi programmi si intende raggiungere l’obiettivo di una maggiore sensibilizzazione sul tema della deforestazione, creando altresì posti di lavoro tramite un turismo sostenibile e rispettoso dell’ambiente. La maggior parte delle strutture ricettive del parco sono gestite dalle comunità locali, iniziativa che incentiva il turismo responsabile. Accanto al Kibale National Park si trova anche il Bigodi Wetland Sanctuary, un progetto comunitario dedicato al bird watching.

All’interno del parco sono organizzate escursioni di diversi tipi, anche se il più noto è certamente il chimp tracking. È un’emozione unica osservare gli scimpanzè in quello che è il loro ambiente naturale: la foresta tropicale, con tutta la sua affascinante e lussureggiante inviolabilità.

Qui trovano il loro habitat anche babbuini, scimmie colobo e cercopitechi dalla coda rossa, ma anche di svariate specie di uccelli e moltissime farfalle. Gli elefanti di foresta sono diventati sempre più rari e sono visti molto raramente anche se i segni della loro presenza sono evidenti.

Kibale è anche un santuario dello sfuggente elefante della foresta, più piccolo e peloso del suo cugino della savana. Tra gli altri mammiferi troverete bufali, maiali giganti della foresta e diverse specie di antilopi. La rete di percorsi della foresta è un vero sogno per gli appassionati di botanica, di volatili e di farfalle. Ai confini del parco si trova il Santuario delle Paludi Bigodi. È un’eccezionale iniziativa per il turismo della comunità, avviata per proteggere la Palude Magombe; un rifugio sia per uccelli che per primati. Il parco fu fondato nel 1993 allo scopo di proteggere un’area che già nel 1932 era stata dichiarata riserva forestale.

La foresta di Kibale ha la più alta concentrazione di scimpanzé in Uganda, circa mille su una popolazione totale rimanente di circa cinquemila. Grazie a questo progetto di ecoturismo avviato dall’Istituto Internazionale Jane Goodall, oggi si può parlare di conservazione della foresta e dei suoi primati.

PARCO NAZIONALE QUEEN ELIZABETH

Il parco include al proprio interno la foresta di Maramagambo e parte del lago Edward. Confina con altre aree naturali protette: le riserve di Kigezi e Kyambura, il parco di Kibale e il parco di Virunga (Congo).

Fondato nel 1954, il Parco prende nome dalla Regina Elisabetta II e con la sua estensione di quasi 2.000 km² copre tre distretti ugandesi. Il parco è stato dichiarato Riserva della Biosfera dall’UNESCO nel 1979 per essere un vero e proprio “scrigno di biodiversità”.

Il territorio del Queen Elizabeth si trova in una fascia di confine non soltanto dal punto di vista politico e territoriale ma anche da quello ecologico, trovandosi infatti tra le vastissime foreste del bacino del Congo e le grandi pianure erbose dell’Africa Orientale e Meridionale. Inoltre si trova proprio in quell’importantissima depressione creata dal ramo più occidentale della Rift Valley, cosa che rende il suo “scrigno di biodiversità” ancora più ricco di specie viventi e di habitat diversi. Nel Queen Elizabeth Park si ha inoltre la più alta concentrazione di ippopotami che, nonostante il loro numero si sia più che dimezzato rispetto ai contingenti di qualche decennio fa, possono ancora contare su circa 6000 unità. L’acqua rimane comunque l’elemento determinante per la grande ricchezza biologica di questo parco e per la sua indubbia unicità e grande valore. Basti pensare alle molte zone umide che accolgono mammiferi rari ed esclusivi come il sitatunga ed il reedbuck di Bohr e diverse specie di aironi, pellicani cicogne, ibis, gru e alle migliaia di fenicotteri che si possono incontrare nei laghi salati temporanei che si formano nei crateri vulcanici del settore settentrionale.

E’ uno dei parchi più famosi e visitati per la grande varietà di ambienti e la ricchissima fauna. Occupa un’area di 1978 chilometri quadrati di savane aperte, talvolta con dense coperture di acacie ed euforbia, foresta equatoriale e a galleria, grotte e canyon e, per finire, anche paludi e aree acquitrinose intorno al lago. Il parco ospita 95 specie di mammiferi tra cui 10 di primati ed una ventina di predatori, almeno 6000 ippopotami, 2500/3000 elefanti e circa 200 leoni, inoltre più di 610 specie di uccelli (il più grande numero registrato in un parco africano) tra cui ben 54 rapaci. Il settore meridionale del parco è uno dei pochi luoghi africani dove si possono avvistare i famosi climbing lions, i leoni che si arrampicano sui grandi alberi di fico per riposarsi e per avvistare le prede.

L’acqua rimane comunque l’elemento determinante per la grande ricchezza biologica del Queen Elizabeth National Park e per la sua indubbia unicità e grande valore. Basti pensare alle molte zone umide che accolgono mammiferi rari come il sitatunga. Oppure alle migliaia di fenicotteri che si possono incontrare nei laghi salati temporanei che si formano nei crateri vulcanici del settore settentrionale.

ISHASHA e i Tree Climbing Lions

Viaggiare con AfroNine regala anche chicche inaspettate: il settore meridionale del parco (Ishasha) è uno dei pochi luoghi africani dove si possono avvistare i famosi tree climbing lions, i leoni che si arrampicano sui grandi alberi di fico per riposarsi e per avvistare le prede.

E’ possibile osservarli mentre sonnecchiano sdraiati sui rami più resistenti, con zampe e coda a penzoloni, il muso adagiato e gli occhi socchiusi. Un’immagine alquanto rara e bizzarra, ma che trasmette un vero senso di pace e relax!

L’area è composta da vari tipi di territorio, della foresta alla savana. La zona è altresì famosa per gli eccellenti avvistamenti di bufali, elefanti, leopardi e scimpanzè.

FORESTA DI BUDONGO

Situata a nordovest della capitale Kampala, la foresta di Budongo sorge nelle vicinanze del Lago Alberto e si trova direttamente sulla via del Parco Nazionale delle cascate Murchison. È conosciuta e rinomata poichè costituisce la più estesa foresta di alberi di mogano di tutta l’Africa Orientale coprendo, con alberi alti anche fino a 60 metri, un’area di circa 790 chilometri quadrati e possedendo inoltre la più grande popolazione di scimpanzè di tutto l’Uganda. Dei mogani africani (nome scientifico Khaya anthotheca), alberi ad alto fusto che possono crescere ad altezze tra 30 e 60 metri, se ne può ancor oggi ammirare un esemplare straordinario alto più di 80 metri. Oltre ai circa 800 scimpanzè presenti, a Budongo si possono trovare inoltre 250 specie di farfalle, 465 specie di piante e ben 366 specie di uccelli.

Lo studio degli scimpanzé, iniziato nel 1962 da Vernon Reynolds, continuò con le ricerche di Jane Goodall e prosegue ancora oggi con l’istituzione della Budongo Conservation Field Station, una organizzazione non-profit che si occupa, oltre che di ricerca, anche della tutela e della conservazione di questa preziosa area.

ZIWA RHINO SANCTUARY

Il Ziwa Rhino Sanctuary è un’area naturale protetta in Uganda entrata in attività nel 2005 e gestita dalla ONG Rhino Fund Uganda in partnership con la Uganda Wildlife Authority e Ziwa Ranchers. Il santuario ha un’area di 70 km² e si trova nel distretto di Nakasongola, lungo l’autostrada che congiunge la capitale Kampala alle cascate Murchison e a Gulu. È circondato da una recinzione elettrificata alta 2 metri, che serve a tenere i rinoceronti dentro e gli estranei fuori.

Il santuario ha lo scopo di consentire la futura reintroduzione dei rinoceronti nei parchi nazionali dell’Uganda: le due sottospecie autoctone, il rinoceronte bianco nordico e il rinoceronte nero orientale, sono entrambe estinte in natura dal 1982. Il progetto di “allevamento” è iniziato nel 2005/6 con sei rinoceronti bianchi meridionali (Ceratotherium simum simum): quattro provenienti dalla riserva Solio Ranch, in Kenya, e due donati dal Disney’s Animal Kingdom di Orlando, Florida.  Attualmente lo Ziwa Rhino Sanctuary è l’unica area dell’Uganda a ospitare rinoceronti allo stato selvatico.

LAGO DI BUNYONYI

Il lago Bunyonyi, un lago craterico accoccolato tra le meravigliose e pittoresche colline della Rift Valley occidentale è forse uno dei posti più incantevoli e rilassanti dell’Uganda. Situato nel sud-est dell’Uganda a più di 1800 metri di altitudine è da molti ritenuto essere il secondo lago più profondo di tutta l’Africa. Formatosi circa 8000 anni orsono ha una superficie di 60 kmq ed è il centro di un ecosistema più ampio che comprende le zone paludose circostanti.

Il suo nome, Bunyonyi, significa: “il posto dei piccoli uccelli” ed è sicuramente uno dei posti ideali per osservare molte tra le 200 specie registrate come,lo Sparviero serpentario africano (Polyboroides typus), il Cuculo di Levaillant (Clamator levaillantii), il Picchio cardinale (Dendropicos fuscescens), il Torcicollo africano (Jynx ruficollis), la Gru coronata grigia (Balearica regulorum) e varie specie di Tessitori e Aironi.

Con la sua acqua dolce, nessuna traccia di bilarzia e paesaggi da sogno, è un paradiso non solo per i viaggiatori in cerca di relax ma anche per la Lontra dal collo macchiato che qui vive tranquillamente senza la minaccia di coccodrilli o altri predatori e per questo motivo facilmente avvistabile come in nessun altro luogo in Africa.

Nel lago ci sono 29 isole tra cui ricordiamo Bushara, Bwama, Itambira e due isole legate ad antiche leggende: Akampene e Akabucuranuka. Un’escursione in canoa sotto la luna piena resterà sicuramente nella vostra memoria.

FORESTA IMPENETRABILE DI BWINDI

Un viaggio in Uganda non è completo senza una visita della Bwindi Impenetrable Forest. Nel sud-ovest dell’Uganda, in una zona al confine con la Repubblica Democratica del Congo, si trova questo parco di oltre 331 chilometri quadrati.

Il suo nome rende perfettamente l’idea della sua caratteristica principale. Esso offre una maestosa biodiversità: complessivamente, infatti, quello del Bwindi Impenetrable National Park è uno degli ecosistemi più ricchi d’Africa e condivide lo stesso livello di endemismo della Rift Valley. Il parco fornisce l’habitat per oltre 120 specie di mammiferi, 346 specie di uccelli, 202 specie di farfalle, 163 specie di alberi, 100 specie di felci, 27 specie di rane, camaleonti, gechi ed altre specie a rischio

L’appellativo “impenetrabile” è dovuto alla natura accidentata e scoscesa del territorio, caratterizzata da strette vallate intersecate da fiumi e ripide colline: gran parte del territorio è raggiungibile con difficoltà ed esclusivamente a piedi. L’altitudine del parco varia infatti dai 1190 ai 2607 metri, ma più del 60% della sua estensione si trova ad un’altezza superiore ai 2000 metri.

Fra i mammiferi compaiono diverse specie di primati, fra cui colobi, scimpanzé e gorilla di montagna (Gorilla beringei beringei). I gorilla di montagna sono una specie minacciata che rischia l’estinzione e sono sicuramente tra le attrazioni principali dell’Uganda. I gorilla che vivono sulle montagne ugandesi sono tra i più socievoli e sono i più grandi primati viventi sul nostro pianeta. Guardare negli occhi bruni e pensosi di questi giganti, il cui codice genetico é uguale per il 95% a quello dell’uomo, è un’esercizio di umiltà ed un’esperienza entusiasmante allo stesso tempo, soprattutto quando si considera che ne sopravvivono meno di 800 esemplari, divisi tra il Parco Nazionale Bwindi e i Monti Virunga.

I gorilla che vivono sulle montagne ugandesi sono tra i più socievoli e sono i più grandi primati viventi sul nostro pianeta. Guardare negli occhi bruni e pensosi di questi giganti, il cui codice genetico è uguale per il 95% a quello dell’uomo, è un esercizio di umiltà ed un’esperienza entusiasmante allo stesso tempo. Soprattutto quando si considera che ne sopravvivono meno di 800 esemplari, divisi tra il Parco Nazionale Bwindi e i Monti Virunga.

Il parco, istituito nel 1991 e dichiarato Patrimonio dell’umanità dall’UNESCO nel 1994, è protetto dalla Costituzione del Paese. Il parco, istituito nel 1991 (sebbene due parti distinte di esso erano protetti come riserva fin dal 1932), è posto sotto la tutela dell’Uganda Wildlife Authority (UWA), un’istituzione parastatale, ed è protetto dalla Costituzione (1995) del Paese. All’interno vi è un istituto di ricerca permanente dove collaborano ONG da tutto il mondo.

INCONTRO CON I GORILLA DI MONTAGNA

I gorilla di montagna sono animali diurni e terrestri; anche se sono in grado di arrampicarsi sugli alberi, sono i primati meglio adattati alla vita al suolo. La locomozione è essenzialmente quadrupede, ma possono percorrere brevi tratti in posizione bipede.

Sono erbivori, nutrendosi soprattutto di foglie, gambi, germogli e, in minor misura, di cortecce, radici e fiori. Un piccolo contributo alla dieta è costituito da insetti (formiche e larve) e lumache. Un maschio adulto può mangiare in un giorno anche 34 kg di cibo vegetale, una femmina poco più della metà. Le femmine hanno il primo figlio tra i 10 e i 12 anni, mentre i maschi cominciano ad accoppiarsi intorno ai 15 anni. L’allattamento dura fino a tre anni, anche se i piccoli integrano la dieta con sostanze solide dagli otto mesi. Se nel gruppo ci sono dei piccoli gorilla è probabile che questi si avvicinino e provino incuriositi a giocare con le persone che incontrano lungo il cammino. Prima dei 3 anni d’età invece il gorilla rimane aggrappato alla schiena della madre.

Poche esperienze reggono il confronto con i più grandi tra i primati, quando ti trovi a pochi passi da loro e solo qualche arbusto ti separa dalla loro maestosa e in qualche modo quasi familiare presenza. I maestosi gorilla guardano e osservano. L’uomo si fa piccolo e guarda e osserva anch’esso. Questi istanti senza tempo sono una sosta irrinunciabile, un’esperienza emozionante che da sola vale un viaggio in Uganda e che resterà per sempre nella mente come uno dei ricordi più belli ed intensi.

La fatica del percorso ed il tempo per raggiungere la meta sarà ben ricompensata nell’incontro coi diversi gruppi di gorilla che variano a seconda della loro posizione. Con l’aiuto di rangers molto esperti arriverete davanti a questi animali maestosi e unici. Li osserverete mentre si muovono con le loro famiglie nel loro habitat naturale e avrete a disposizione 1 ora. Vedrete il ”Silverback” il capo della famiglia che può arrivare fino a 180 cm e 230 kg di peso. Il gorilla Silverback passa la maggior parte del suo tempo a terra, a guardia del territorio dove vive la famiglia, ed è considerato il leader dagli altri membri del gruppo, colui che prende tutte le decisioni, che fa da mediatore nelle liti e che pianifica il movimento della famiglia nella foresta.

Un incontro intenso che segnerà la vostra vita! Ci si perde in quegli occhi scuri che ti fissano attenti; ci si perde in questo luogo primordiale che regala un’emozione profonda, seppellita da millenni nell’inconscio e che ora riaffiora, quasi un ritorno alle origini. Non serve fare fotografie. Questa immagine, questi istanti restano dentro. Quegli occhi, quei gesti, così simili a quelli umani, faranno parte dei ricordi indelebili della vita.

PIGMEI BATWA

I pigmei Batwa sono i più antichi abitanti della regione dei grandi laghi dell’Africa equatoriale. Alcuni Antropologi stimano che i Pigmei siano esistiti nelle foreste equatoriali dell’Africa per più di 60.000 anni. La foresta impenetrabile di Bwindi, in territorio ugandese, ospita un’impressionante quanto fragile biodiversità, tra cui i famosi gorilla di montagna. Per migliaia di anni questa foresta pluviale è stata anche la dimora dei Batwa che, in perfetto equilibrio con l’ambiente e le sue creature, sono sopravvissuti cacciando con frecce e trappole e raccogliendo frutti e piante medicinali. La foresta è parte integrante dell’identità Batwa ed è in grado di soddisfare tutti i loro bisogni. Attraverso i rituali, i canti e le danze, essi mantengono il contatto con le entità soprannaturali che la popolano.

L’impatto visivo con i Batwa pigmei è subito forte, la loro piccola statura colpisce subito il nostro immaginario, oltre alla straordinaria agilità e grazia che hanno nei movimenti tra la folta vegetazione. Si capisce subito dagli sguardi che non farebbero mai del male a nessuno, la litigiosità non è presente nel loro Dna, e questo la dice lunga su questo popolo che rischia di scomparire proprio perché è rimasto puro nel profondo, una vita in perfetta simbiosi con la natura, dalla quale traggono il necessario sostentamento per vivere. Il legame con le foreste, che curano e venerano, è un elemento centrale della loro identità di popolo. Ogni gruppo ha una sua lingua distinta, ma tutti hanno una parola che li accomuna: jengi, ovvero spirito della foresta.

Sono considerati “nomadi stanziali”: ogni tribù (composta in genere di poche famiglie) si sposta periodicamente da un accampamento all’altro, sempre rimanendo all’interno di un’area circoscritta. Le pratiche religiose dei pigmei sono incentrate sulla credenza negli spiriti e in una particolare forma di metempsicosi, che prevede la trasmigrazione dell’anima del morto dentro il corpo di un elefante. Sono cacciatori-raccoglitori; gli uomini cacciano con arco e frecce avvelenate, e le donne pescano. Il loro stile di vita è in gran parte basato su una profonda conoscenza dell’ambiente (per esempio degli usi delle piante a fini curativi o per la produzione del veleno). In alcuni casi praticano modesti scambi commerciali con i popoli vicini. Lavorano il legno e l’osso (ma non la pietra).

PARCO DEL LAGO MBURO

Questo parco, che è uno dei più piccoli e meno visitati del paese, racchiude grandi tesori naturalistici e magiche atmosfere. Qui è facile osservare zebre, bufali, impala, antilopi del Topi e antilopi alcine. Tra gli altri abitanti più schivi del parco troviamo i leopardi, l’oritteropo, il pangolino e il porcospino. Tuttavia sono le paludi ad attirare alcuni degli animali più rari, come la timida antilope Sitatunga.

Oltre il 20% della superficie del Lake Mburo National Park è occupato da zone umide e acque dolci. Il lago che dà il nome al parco è infatti soltanto uno dei cinque specchi d’acqua che si trovano entro i suoi confini. Fa parte di un sistema complesso di laghi e zone paludose interconnesse ed alimentate dal fiume Rwinzi.

KAMPALA

Kampala è la capitale nazionale e commerciale dell’Uganda ed è affacciata sul Vittoria, il più grande lago africano. Gli alberi e le tegole rosse delle ville in collina circondano il centro urbano di moderni grattacieli. In questa zona centrale si trova l’Uganda Museum, che esplora il patrimonio tribale del paese attraverso un’ampia collezione di reperti. Sulla vicina collina di Mengo sorge il palazzo Lubiri, la vecchia sede del regno di Buganda.

Il nome Kampala deriva da una traduzione del nome che gli inglesi diedero alla regione attorno alla città, “le colline dell’impala”, riferendosi al gran numero di questi animali che vivevano nell’area.

LAGO KIVU

Il lago si estende su una superficie totale di circa 2.700 km2 e si trova ad un’altezza di 1.460 metri sul livello del mare. È un lago unico nella sua particolarità: infatti nella profondità delle sue acque giace un’immensa quantità di gas disciolti, ci sono di fatto circa 65 miliardi di metri cubi di metano. Il letto del lago si stende su di una fossa tettonica che causa l’attività vulcanica della zona, e lo rende particolarmente profondo: la sua profondità massima di 480 mt è classificata quindicesima al mondo. Il lago è circondato da montagne maestose.

PARCO NAZIONALE DEI VULCANI

L’eminente primatologa Dian Fossey una volta scrisse: ‘Nel cuore dell’Africa centrale, così in alto da farti tremare più che sudare, si ergono alti vulcani che arrivano a toccare i 15,000 piedi (4500 metri) e sono quasi completamente coperti di una ricca e verde foresta pluviale – i Virunga’.

I Virunga sono una catena di vulcani quasi tutti dormienti che si trovano lungo il confine settentrionale del Rwanda con la Repubblica Democratica del Congo e l’Uganda. Formano un ramo della Albertine Rift Valley e le parti inferiori dei loro pendii sono coperte da una foresta montana. All’interno dei confini del parco si trovano cinque degli otto vulcani dei monti Virunga: il Karisimbi, il Bisoke, il Muhabura, il Gahinga e il Sabyinyo. La vegetazione del parco è prevalentemente costituita da foresta pluviale e bambù.

Creato nel 1925, il Parco Nazionale dei Vulcani è stato uno dei primi parchi nazionali ad essere istituiti in Africa. La sua ideazione è nata dalla necessità di proteggere gli abitanti più preziosi del parco: i gorilla di montagna. Ha una grande importanza scientifica, ambientale e turistica in quanto ospita una delle principali comunità di gorilla di montagna del mondo; fu tra l’altro proprio all’interno di questo parco che operò la celebre zoologa Dian Fossey. La sua passione per i gorilla e il suo esemplare livello di comprensione e di interazione hanno inaugurato una nuova era del movimento per la conservazione per i gorilla di montagna e in definitiva li hanno salvati dall’estinzione. Ha istituito il Karisoke Research Centre e ha combattuto duramente per eliminare il bracconaggio, contrastando la corruzione che corrodeva lo staff del parco. La Fossey riuscì a creare un bacino d’interesse e ad incoraggiare una più grande consapevolezza nei confronti dei famosi abitanti del parco. È stata assassinata nel 1985 ed è seppellita vicino al Centro Ricerche, tra le tombe dei gorilla uccisi dai bracconieri.

A prescindere dalla sua interessantissima storia, sono l’ambiente naturale e la posizione del Parco Nazionale dei Vulcani a renderlo una destinazione che può cambiare la vita. C’è una tale diversità di paesaggi, con acquitrini, paludi, praterie erbose e laghi associati a una gran varietà di foreste, che vanno dal bambù a specie più montane. In termini di fauna, naturalmente è il gorilla a rubare la scena ma ci sono comunque tanti altri animali altrettanto interessanti. Dalla iena maculata alla Scimmia dorata, al bufalo e all’antilope dalla fronte nera, il parco ha un ecosistema fiorente cui si aggiungono le 178 specie di volatili registrate.

Con la loro storia segnata da tragedie e trionfi per l’umanità e per il mondo animale, intorno ai Virunga c’è un’aura indescrivibile, che riecheggia in chi visita questi luoghi, tramutandosi in un’insopprimibile sete di ulteriori approfondimenti.

BUTARE

Ospitando numerose istituzioni accademiche, tra cui la più grande università del paese, Butare è ancora considerata il centro intellettuale e culturale del Rwanda. L’attrazione turistica più importante è il magnifico Museo Nazionale, che ospita forse la più bella collezione etnografica in Africa orientale. Schermi costruiti con manufatti tradizionali sono illuminati da una selezione affascinante di fotografie in bianco e nero, offrendo un approfondimento non solo degli stili di vita precoloniali, ma anche del successivo sviluppo del Rwanda come uno stato africano moderno. Sosta a Nyanza, sede tradizionale della monarchia feudale del Rwanda. L’imponente Reggia di Nyanza, una costruzione enorme a cupola, realizzata interamente con materiali tradizionali, è stata accuratamente restaurata ed ora è diventata un museo.

PARCO NAZIONALE DI NYUNGWE

Il Parco Nazionale della Foresta di Nyungwe si estende per 970 chilometri quadrati di foresta montana rara e protetta, dalla biodiversità impareggiabile. In effetti, il Parco Nazionale della Foresta di Nyungwe è il più grande blocco di foreste montane in Oriente o in Africa centrale, e una delle più antiche, che risale a prima dell’ultima glaciazione. Questa foresta tropicale con un’alta volta di alberi, è situata nella parte sudoccidentale del Rwanda e ospita più di 240 specie di alberi, 140 specie di orchidee, centinaia di farfalle e 275 specie di volatili, inclusi i giganteschi buceri, i grandi turachi blu e gli sparvieri rufiventre. Il Nyungwe è conosciuto come ‘il più importante sito per la conservazione della biodiversità in Rwanda’ dal Birdlife International, per le sue tante specie, 24 delle quali sono endemiche degli altipiani dell’Africa Centrale.

Anche i mammiferi sono ben rappresentati con le 13 specie di primati che rappresentano il 20% del totale delle specie di primati in Africa. La scimmia colobus bianca e nera si trova in gruppi che arrivano a contare 400 individui, il che equivale a quasi 10 volte il numero massimo di esemplari mai registrati in altri luoghi. Ospita anche una grande popolazione di scimpanzé e altre due specie di scimmie a rischio; la scimmia dalla faccia di civetta e degli avvistamenti riportati ma non verificati di scimmia dorata.

PARCO NAZIONALE RWENZORI MOUNTAINS

Un massiccio misterioso ed affascinante, rimasto sconosciuto agli occidentali fino a poco più di un secolo fa, con una cima che raggiunge i 5.109 metri ed altre che superano i 4.000 metri, un ghiacciaio che alimenta il più importante fiume africano ed una catena divisa in ben sei gruppi fanno dei Monti Rwenzori il terzo massiccio africano per altezza ed importanza, dopo il Kilimanjaro ed il monte Kenia e prima del Ras Dashan e delle vette etiopiche.

Il gruppo montuoso del Rwenzori si allunga per circa centotrenta chilometri lungo l’odierno confine tra Repubblica Democratica del Congo ed Uganda, con una larghezza media di una cinquantina di chilometri. La sua origine non è di tipo “vulcanico”, bensì il suo massiccio si innalzò, spinto da forze sottostanti, durante la formazione della Rift Valley, all’incirca dieci milioni di anni or sono. Sebbene non sia il massiccio africano più alto, il Rwenzori costituisce comunque il gruppo di cime innevate più imponente e complesso, non essendo costituito da un singolo cono vulcanico come i monti Kilimanjaro e Kenia, ma da sei montagne separate, ognuna con il suo ghiacciaio, rappresentando così una riserva di acqua dolce di gigantesche proporzioni, capace di alimentare con i suoi numerosi effluenti tutti i grandi bacini della regione e quindi dello stesso Nilo, proprio come aveva sostenuto Tolomeo, oltre ventuno secoli or sono.

Come si può immaginare, la grande quantità d’acqua e di umidità presente su questo massiccio ha favorito una rigogliosissima vegetazione che avvolge il Rwenzori fino al limite delle nevi e dei ghiacci. Salendo verso le quote più elevate, dai 1800 metri circa, si incontra la “vera foresta montana” dove un misto di alberi e felci arboree con bellissime orchidee ai loro piedi dà rifugio e sostentamento alle comunità animali più numerose. In questa fascia vegetazionale si incontra infatti il maggior numero di animali (una settantina di mammiferi ed oltre 170 specie di uccelli). Più in alto, oltre i 2.500 metri, si incontra la foresta di bambù dove sono comunque presenti eriche arboree e le prime lobelie. Tra i 3.000 e 3.800 metri si trova una foresta tipica dell’alta montagna equatoriale con un’elevata percentuale di specie endemiche.

Intraveduto dai primi esploratori che toccarono il Lago Alberto (S. Baker, Mason Bey, R. Gessi) quale un’apparizione fantastica di bianche nubi; identificato come una vera montagna prima di ogni altro da G. Casati (1887) e quindi dallo Stanley che ne rasentò le pendici (1888), ne fu per primo affrontata l’ascesa da W.G. Stairs che accompagnava lo Stanley stesso nella spedizione di soccorso per Emin Pascià e Casati. Ma lo Stairs non poté superare l’altitudine di 3250 m. e stimò la vetta a circa 5000 m. Due anni dopo F. Stuhlmann, aggregato alla spedizione tedesca condotta da Emin Pascià, ripeté il tentativo pervenendo sino all’altitudine di 4063 m. Seguirono altri tentativi fra i quali particolarmente notevole quello di J.C.S. Moore, che nel 1900 riuscì per il primo a raggiungere la linea delle nevi perpetue a 4500 m. e a guadagnare la displuviale in alcuni punti superiori a 4500 m., constatando che il Ruvenzori forma una vera e propria catena. Varie altre spedizioni si successero a scopo geografico e naturalistico o semplicemente alpinistico, ma tutte più o meno ostacolate dalle condizioni atmosferiche, poco aggiunsero a quello che si sapeva. Spettò alla spedizione organizzata e condotta (1906) dal Duca degli Abruzzi col concorso di varî specialisti, di compiere una generale ricognizione della catena di cui determinò la sommità nella Cima Margherita a 5125 m. s. m.

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