Organizzare un viaggio di successo in  Sudafrica, presuppone la ricerca di molte informazioni,  da quelle generali: Sudafrica quando andare? Sudafrica quale il periodo migliore? Sudafrica vaccini necessari quali?  a quelle delle specifiche località che vi interessa visitare, oltre a tutte le info che un tour operator specializzato nei tour in Sudafrica come noi, possiamo darvi.
In questo articolo illustriamo e vi diamo informazioni utili per le località che possono essere di vostro interesse e che potete visitare con uno dei viaggi in Sudafrica, che potrete effettuare con varie formule:

Noi siamo un  tour operator Sudafrica specializzato, e proponiamo viaggi, tour e safari in Sudafrica in tutte queste formule, sia individuali che di gruppo, anche con guida o accompagnatore di lingua italiana.

SUDAFRICA cosa vedere? SUDAFRICA  quando andare? 

CITTA’ del CAPO

I sudafricani la chiamano “The Mother City”, la città madre. Affacciata sull’oceano Atlantico, Cape Town stupisce con le sue baie punteggiate di ville, la vegetazione rigogliosa e l’intensa vitalità. Da qui parte la strada panoramica che si snoda attraverso la Cape Peninsula, in un susseguirsi di cittadine, spiagge e alture, fino al faro di Cape Point, dove s’infrangono con forza le onde.
Città del Capo è situata in un luogo spettacolare: incastonata tra Table Mountain, (recentemente selezionato come una delle nuove 7 meraviglie naturali del mondo) e Table Bay, Città del Capo offre panorami indimenticabili e affascinanti attrazioni storiche e culturali. Ha fama di essere la città più aperta e rilassata del Sudafrica, dalla doppia personalità: europea, per le sue origini culturali, ma al tempo stesso profondamente africana. La si potrebbe definire un ibrido fra il mondo occidentale e il Terzo mondo. Forse proprio questo mix di elementi contrastanti rendono Città del Capo una delle città più belle e particolari del mondo e anche il viaggiatore più distratto non potrà che conservare nella memoria la fotografia di questa straordinaria città.
A pochi chilometri dal centro si trova il Capo di Buona Speranza e la colonia di Pinguini di Boulders, la Chapman’s Peak Drive attraversa paesaggi incantevoli con spiagge da sogno come quella di Camps Bay. Il centro si sviluppa attorno al moderno Waterfront e la storica Greenmarket Square, circondata da quartieri tipici. Clima delizioso, posizione incantevole, attrazioni naturali indimenticabili, storia ricca di fascino: questo è il biglietto da visita che Città de Capo consegna ai visitatori, che resteranno incantati dalla bellezza di questa città che può tranquillamente rientrare nella classifica delle più belle ed affascinanti del mondo.
Il centro racchiude i monumenti e le attrattive principali della città, dal castello di Buona Speranza, la struttura più antica del Sudafrica, eretto a difesa della città nel XVI secolo e mai attaccato, si passa alla Greenmarket Square, la centralissima piazza circondata da palazzi storici, che ospita un caratteristico mercato di artigianato e numerosi fiorai. Tra gli edifici più importanti, si distinguono l’Old Town House, il vecchio municipio, St. George’s Mall, la più affascinante strada pedonale, con negozi e artisti di strada e la St George’s Cathedral, la Cattedrale Anglicana della città. La Groote Kerk è la chiesa più antica del Sudafrica e la Grand Parade è la piazza più grande della città, dominata dalla City Hall, il grande Municipio, e dove ogni mercoledì e sabato si svolge un animato mercato.
La Penisola del Capo è una riserva protetta a circa 60 km dal centro. Una funicolare permette di raggiungere la cima di Cape Point e ammirare un inquietante paesaggio, con il rabbioso oceano che si infrange sulle scogliere, spiagge deserte e belle passeggiate. Uno stretto sentiero scende al vecchio faro, e sembra di essere sospesi nel vuoto. Una strada secondaria, nelle vicinanze, conduce al Capo di Buona Speranza, che viene erroneamente indicato come il punto più a sud dell’intero continente ed immaginario punto d’incontro tra le calde acque dell’Oceano Indiano, con quelle gelide dell’Atlantico. Lungo la penisola, è impossibile non imbattersi in zebre di montagna, antilopi, babbuini, struzzi. Nella giusta stagione poi, da giugno a novembre, scrutando il mare, si possono scorgere ed ammirare le acrobazie delle balene e dei delfini
Pinguini in Africa, possibile? Certo, basta allontanarsi di poco dal centro di Cape Town, seguire la strada che porta verso la riserva naturale del Capo fino a Simon’s Town. Qui, su una spiaggia bianchissima, bagnata dal più azzurro dei mari, si trova una colonia di buffissimi pinguini che resistono a temperature piuttosto calde. A Boulders si trovano ben 3000 esemplari, discendenti dalla prima coppia che si è stabilita qui nel 1982. dopo di che si può tranquillamente esplorare la zona grazie a passerelle che lambiscono la spiaggia. Pinguini che covano, che prendono il sole, che fanno il bagno…un vero spasso.

CAPO DI BUONA SPERANZA

La storia del capo di Buona Speranza rappresenta una parte centrale della storia del Sudafrica. La penisola del Capo fu l’area in cui i primi europei si stabilirono, e Città del Capo la prima città del Sudafrica. Si ritiene che la costa meridionale del Sudafrica sia stata popolata almeno dal 200.000 a.C.; reperti come strumenti e frammenti di ossa, risalenti a questo periodo, sono state trovate per esempio a Langebaan. In epoca successiva giunsero qui i khoikhoi, un popolo di nomadi dediti all’allevamento e provenienti dal Botswana, e i San, cacciatori-raccoglitori. Nei secoli, i due gruppi etnici si mescolarono, dando origine al gruppo dei Khoisan.

Il Capo di Buona Speranza fu raggiunto per la prima volta dal navigatore portoghese Bartolomeo Diaz nel 1487, che lo chiamò “capo delle tempeste”; ma fu Vasco da Gama, nel 1497, a portare a termine per la prima volta il tragitto verso le Indie. Della sua missione parlano anche I Lusiadi, il poema epico di Luís de Camões del 1572, in cui il viaggio dell’esploratore portoghese viene reinterpretato con riferimenti alla mitologia greca e romana.[1] Nel poema, il Capo diventa Adamastore, un gigante trasformato in roccia come punizione per il suo amore per Teti, la più bella delle Nereidi, di cui si era innamorato anche Peleo.

Il Capo di Buona Speranza fu sempre un luogo dal forte significato “simbolico”, un vero finis terrae, reso ancora più suggestivo dalla violenza delle sue acque. Presso il Capo, secondo la leggenda del XVII secolo, navigava eternamente il leggendario Olandese volante, che aveva giurato che avrebbe doppiato il Capo anche a costo di navigare in eterno: destino riservatogli, essendo affondato prima di superare il promontorio.

La regione attorno al capo è una riserva naturale chiamata Cape of Good Hope Nature Reserve costituita da circa 7700 ettari lungo 40 km di costa. Creata nel 1938, la riserva ospita numerose specie di uccelli, in particolare struzzi, antilopi, gnu, facoceri e babbuini;

PINGUINO AFRICANO

Il pinguino africano (Spheniscus demersus Linnaeus, 1758), noto anche come pinguino del Capo o pinguino sudafricano, è una specie di pinguino del genere Spheniscus, originario delle coste dell’Africa meridionale. Come tutti i pinguini esistenti, è incapace di volare, presenta un corpo aerodinamico e ali irrigidite e appiattite in pagaie adatte a vivere in un ambiente marino.

I pinguini africani sono monogami. Durante il periodo dell’accoppiamento, i maschi e le femmine sono principalmente distinguibili gli uni dalle altre grazie al disegno/colore del piumaggio. I pinguini africani scavano stretti cunicoli sotto le rocce, nella sabbia o sotto la rada vegetazione. Si radunano in aree di accoppiamento chiamate “rockeries” (ndt. letteralmente “giardini alla giapponese”) da settembre a febbraio, dove depongono due uova.

Il rituale di corteggiamento tipicamente comincia con il maschio che si mette in mostra con esibizioni visive e uditive per attrarre la partner. Movimenti di dondolamento del capo solitamente indicano l’esser proprietario del sito di nidificazione, in modo da attrarre le femmine e/o sono utilizzati come avvertimento per gli altri maschi. Il passo successivo è quello di formare il legame reciproco; in questa fase il pinguino emette un richiamo stridulo mentre estende il collo e il capo verso l’alto. Il corteggiamento si conclude con un inchino, in cui uno o entrambi i pinguini chinano la testa con il becco rivolto verso il nido o verso le zampe dell’altro. Le coppie di pinguino africano tornano allo stesso sito di cova anno dopo anno. Sebbene l’accoppiamento si verifichi durante tutto l’anno, la nidificazione raggiunge i massimi livelli in Namibia da novembre a dicembre e in Sudafrica da marzo fino a maggio. Le femmine tipicamente depongono due uova, che sono quindi covate da entrambi i genitori per circa 40 giorni. Tutti i pinguini hanno un’area di pelle nuda alla base delle loro pance, chiamata “placca incubatrice”, che aiuta i genitori a garantire calore diretto per covare le uova. Dopo la schiusa delle uova, le coppie nutrono i loro cuccioli per circa un mese, rigurgitando il cibo direttamente nel becco dei piccoli. I pulcini sono quindi lasciati da soli in asili o gruppi, una caratteristica comune alle specie di uccelli che si riproducono in grandi colonie, mentre i loro genitori vanno a caccia di cibo. I giovani pinguini lasciano la colonia una volta sviluppato il piumaggio giovanile, in 2-4 mesi.

MONTAGNE DEL CEDERBER

Nelle montagne del Cederberg, si trova un lago artificiale molto suggestivo: il Clanwilliam Dam, circondato da grandi piantagioni di agrumi e percorso da una strada panoramica sterrata dalla quale si possono ammirare paesaggi mozzafiato. Tra la costa e le montagne si estende lo Swartland, una regione caratterizzata da colline coltivate a frumento e vigneti.
Lo Swartland (“terra nera”) prende il nome da un tipo di vegetazione autoctona a rischio di estinzione chiamata “renosterveld” che, durante i mesi estivi, assume una colorazione grigio scura. All’inizio della primavera (tra agosto e settembre) questa zona si accende di vivaci colori, con il veld che si ricopre di un tappeto di meravigliosi fiori selvatici.
L’area è stata dichiarata Wilderness Area nel 1973 e comprende circa 71.000 ettari di selvaggio territorio montagnoso, rinomato per il suo spettacolare paesaggio e le bizzarre formazioni rocciose. Le montagne più alte della catena si avvicinano ai 2000 metri, la cima dello Sneeukop, la vetta più alta, raggiunge i 2070 metri. Spesso durante l’inverno le cime più alte della catena sono innevate. Il Cederberg è il paradiso degli escursionisti, molti sono i sentieri di trekking da poter percorrere in questa zona selvaggia.

GIARDINO BOTANICO NAZIONALE DI KIRSTENBOSCH DI CITTÀ DEL CAPO

Il Giardino Botanico Nazionale di Kirstenbosch di Città del Capo è uno dei giardini botanici più belli e suggestivi del mondo, è anche il primo nel suo genere a ospitare esclusivamente piante autoctone.  Si estende per ben 528 ettari sulla Table Mountain a 13 km da Città del Capo. Kirstenbosch, uno dei più lussureggianti e spettacolari giardini botanici esistenti, si mescola ed amalgama con perfetta disinvoltura con la vegetazione di fybnos, (arbusti sud africani), che ricoprono interamente la Table Mountain e si affaccia maestosamente sulla False Bay e sui Cape Flats. Il Giardino botanico di Kirstenbosch, ospita prevalentemente piante indigene di rara bellezza e suggestione fedelmente accompagnate da secolari querce, da Fichi Moreton Bay, sinuosi mandorli e, infine, alberi di canfora. Questo splendido e scenografico giardino botanico ospita generosamente 20.000 specie vegetali di origine sud africana di cui 9.000 vengono coltivate. Al suo interno lo sguardo poserà su un sentiero scritto in Braille, un particolare e curioso giardino di siepi ‘scolpite’ e una dolce collina su cui sono stati piantati pelargoni. Inoltre il Giardino Botanico Nazionale di Kirstenbosch, dà spazio ad una serra coperta, The Botanical Society Conservatory, al cui interno si possono ammirare piante provenienti da differenti regioni come il Karoo e la savana. Questo mirabolante e unico giardino venne fondato in tempi relativamente recenti, precisamente nel 1913. Ma la sua storia ha inizio con il Professore di Botanica Harold Herry Pearson dell’Università di Cambridge il quale, nel 1903, prese la cattedra all’Università di Città del Capo, presso il South African College. Fu nel 1911 che il Professor Pearson si recò in visita a Kirstenbosch per valutarne l’idoneità come potenziale giardino botanico. Il governo della colonia decise nel Luglio del 1913 di adibire l’area a giardino botanico.  Pearson si occupò quindi di ripristinare la zona tramite lavori di repulisti di erbacce e piantumando alberi da frutto. Le finanze scarseggiavano e per eseguire i lavori della zona furono impiegati i soldi raccolti tramite la vendita di ghiande e legna. Nel 1916 Pearson morì e venne inumato nel suo amato giardino botanico di Kirstenbosch; l’epitaffio del Professor Pearson recita: “Se cercate il suo monumento guardatevi attorno”.

STELLENBOSCH

Stellenbosch è una città del Sudafrica, situata nel distretto di Cape Winelands, nella provincia del Capo Occidentale. Sorge sulle sponde Eerste, a 50 km da Città del Capo e dopo quest’ultima è il secondo più antico insediamento europeo del Western Cape. Viene chiamata anche City of Oaks (“città delle querce”, Eikestad in afrikaans) a causa del grande numero di alberi che furono piantati dai suoi fondatori per adornare le strade. La città ospita una delle principali università sudafricane (e la più antica), che forma gran parte dell’élite afrikaner. Si trova a Stellenbosch anche Il Technopark, uno dei più importanti centri di ricerca tecnologica del Paese. Gli edifici storici restaurati di Dorp Street meritano una visita, così come il Museo del Vino Stellenryck, il Museo del Brandy Oude Meester e lo Stellenbosch Village Museum, un complesso di case storiche che testimoniano lo stile di vita degli abitanti di quest’area durante il diciassettesimo e diciottesimo secolo.
La città fu fondata nel 1679 dall’allora Governatore della Colonia del Capo, Simon van der Stel, che la battezzò ispirandosi al proprio nome (“Stellenbosch” significa “foresta di (van der) Stel”). Fu costruita sulle sponde dell’Eerste River (letteralmente “il primo fiume”), così chiamato perché fu il primo incontrato dall’esploratore Jan van Riebeeck, mandato in avanscoperta nell’entroterra da Città del Capo. I coloni olandesi, che erano abili ingegneri idraulici, costruirono un sistema di canali che attraversava la città e alimentava un mulino ad acqua. Lo sviluppo della città fu così rapido che essa divenne un centro indipendente già nel 1682 e nel 1685 divenne capitale di un distretto giudiziario di 25.000 km². A Stellenbosch si insediarono sia olandesi che ugonotti; furono soprattutto questi ultimi a dare inizio alla viticoltura nella valle, dove oggi si producono i più rinomati vini sudafricani. Il clima mediterraneo, tipico di tutto il Western Cape, è ideale per questo tipo di coltivazione.
La prima scuola fu aperta nel 1683, ma un vero sistema scolastico entrò in funzione solo dopo la metà del XIX secolo, quando la Chiesa Riformata fondò nella città un seminario e un ginnasio (het Stellenbossche Gymnasium). Nel 1874 fu fondato il Victoria College che nel 1918 si trasformò nell’Università di Stellenbosch.

PARCO NAZIONALE DELLE CASCATE DI AUGRABIES

Incastonato in un meraviglioso paesaggio naturalistico ricco di flora e fauna, con il possente boato delle maestose cascate come sfondo, il Parco Nazionale delle Cascate di Augrabies, rifugio del raro rinoceronte nero, fa trattenere il respiro dalla meraviglia.

È stato costituito nel 1966 e si estende su un’area di 820 km² costeggiando il fiume Orange. L’area è molto arida. Qui il fiume Orange scava una gola profonda nella roccia e con un salto di ben 56 metri crea queste bellissime cascate, facilmente accessibili da camminamenti attrezzati da cui si godono delle viste mozzafiato. Le Cascate sono illuminate di notte e sono piuttosto spettacolari, alte circa 60 metri e mozzafiato quando il fiume è in piena. Sono visitabili tramite un vero e proprio cammino guidato che si effettua su una vasta serie di passerelle e terrazze in legno che permettono di godere lo spettacolo da punti d’osservazione emozionanti e da posizioni anche piuttosto ardite.La gola in fondo alla cascata è profonda in media 240 metri e si estende per 18 chilometri. La gola costituisce un impressionante esempio di erosione di basamento granitico. Lungo il fiume Orange esistono molti depositi di diamanti alluvionali e la leggenda vuole che il deposito più ricco si trovi proprio all’interno della cavità scavata nel granito alla base della cascata dalle acque tumultuose.

Gli originali popoli Ottentotti chiamavano le cascate Ankoerebis, che significa “luogo molto rumoroso”. I Trekboers che successivamente si stabilirono in questo luogo storpiarono il nome in Augrabies. Il nome è talvolta sillabato Aughrabies. Ma l’autentica pronuncia è impossibile per la maggior parte dei non madrelingua.

Il Parco Nazionale Augrabies ha inizio in prossimità delle cascate ma sarebbe limitativo dire che queste ultime sono la sua unica attrattiva: esso riserva dei panorami straordinari e fauna e flora interessanti. La flora è molto particolare e concorre a generare un paesaggio lunare, ove le caratteristiche semidertiche del sito sono puntellate di cespugli e delle immense e stranissime aloe giganti, piante dalla forma incredibile; la fauna è ricchissima ed inoltrandosi nel parco si possono incontrare molte specie di rettili, mammiferi, piccole volpi, antilopi, giraffe, oltre al leopardo, al caracal ed il curioso irace delle rocce. La pianta più caratteristica del parco è l’aloe gigante (Aloe dichotoma) localmente nota come albero della faretra o kokerboom. Questa pianta si è perfettamente adattata alle aree semi-desertiche aride e rocciose del Nama-Karoo, capaci di sopportare le temperature estreme e il suolo sterile. Quest’albero, che può raggiungere anche i cinque metri di altezza, deve il proprio nome al fatto che gli indigeni (San) sfruttavano i rami più teneri per farne faretre per le proprie frecce. Il vistoso profilo dell’albero della faretra è tipico di questa parte del paesaggio della Provincia del Capo. Quando l’albero fiorisce in inverno, stormi di uccelli sono attratti dal suo copioso nettare, ed è possibile osservare i babbuini strappare i fiori per suggerne il liquido zuccherino. Il Parco ospita anche 50 specie di rettili, tra i quali la famosa lucertola di Broadley, conosciuta come la lucertola di Augrabies. Questa specie di lucertola si trova solo in ques’area ed è facilmente avvistabile dai punti di osservazione sulle cascate e sulla gola del fiume Orange.

PARCO TRANSFRONTALIERO DI KGALAGADI

Il Kgalagadi è una terra selvaggia caratterizzata da condizioni climatiche estreme e da frequenti periodi di siccità, le cui sabbie rosse e bianche in perenne movimento sono interrotte solo da arbusti spinosi e da letti di fiumi asciutti. Tuttavia, nonostante l’aridità e la desolazione del paesaggio, questo territorio brulica di vita ed è uno dei migliori posti del mondo in cui avvistare i grandi felini, in particolare i ghepardi. Dai leoni dalla criniera nera ai branchi di ululanti iene maculate, il parco ospita infatti circa 1775 predatori, tra cui si contano circa 200 ghepardi, 450 leoni e 150 leopardi. Se a tutto ciò si aggiunge lo spettacolo degli immensi tramonti infuocati e dei vellutati cieli notturni trapuntati da milioni di stelle, vi sembrerà di essere entrati in un libro di fiabe.

Il Parco Kgalagadi, che si estende su una superficie di circa 3,6 milioni di ettari, è nato nel 2000 dall’unione del Gemsbok National Park (Botswana), parco nazionale che era stato istituito nel 1931, con il vicino Kalahari Gemsbok National Park (Sudafrica); il parco costituisce ufficialmente il primo parco transfrontaliero dell’Africa. Priva di recinzioni o di barriere, la riserva permette la migrazione indisturbata delle antilopi, costrette nei periodi di siccità a coprire enormi distanze per trovare acqua e cibo. E’ una delle poche aree di conservazione naturalistica di tale grandezza (3,6 milioni di ettari) rimasta al mondo, il Parco Transfrontaliero di Kgalagadi trasporta nel mondo reale le pagine dei libri di riferimento sulla fauna selvatica. Springbok al galoppo e subdoli predatori in attesa della loro preda sono riuniti in un’oasi di bellezza selvaggia.

Tutto l’ambiente circostante è un habitat adatto per i grossi predatori. Regno dell’orice (da cui deriva il nome di Gemsbok National Park), il Kgalagadi Transfrontier Park offre la dimora a specie uniche ed endemiche, che difficilmente possono essere avvistate altrove. Ne sono un esempio i suricati, curiosi mammiferi della stessa famiglia delle manguste, le otarde di Kori, gli uccelli volatori più grandi dell’Africa meridionale e i serpentari o uccelli segretari, così denominati a causa della testa che ricorda i vecchi scrivani con la penna dietro l’orecchio. Ad esclusione di alcuni erbivori (elefanti, rinoceronti e zebre), tutti gli altri animali africani sono presenti. Le antilopi più comuni sono gli springbok Dune, deserto del Kalahari, e tra i grossi predatori sono facilmente avvistabili i leoni del Kalahari nell’area di Nossob, facilmente riconoscibili grazie alla loro criniera nera, e i ghepardi che al tramonto attraversano la strada in gruppi di cinque alla volta! E gli avvistamenti non finiscono qui: aquile di Bateleur sempre in coppia, aquile pescatrici dal collo bianco e gufi giganti appollaiati tra i rami degli alberi sono i rapaci più numerosi; gli sciacalli sono onnipresenti e durante i fotosafari al tramonto, ci s’imbatte in istrici, spring hare, lepri che saltano come canguri e gatti selvatici. L’importanza di questo parco travalica la sua ricchezza naturale. Fa parte infatti di un’iniziativa fortemente voluta da Nelson Mandela detta dei “parchi della pace”, aree protette che travalicano i confini degli stati sia per istituire corridoi naturali fondamentali per il libero movimento delle specie animali, sia per inviare un forte messaggio di tolleranza e amicizia tra i vari popoli dell’africa arcobaleno.

FRANSCHHOEK

Saldamente radicata alle sue origini francesi, Franschhoek ha la fama di essere la capitale gastronomica del paese.  Fu fondata nel 1688 dai rifugiati francesi ugonotti provenienti dai Paesi Bassi, in fuga dalle loro terre di origine, a seguito della revoca dell’Editto di Nantes da parte del sovrano francese Luigi XIV. I coloni costruirono le prime fattorie e contribuirono allo sviluppo della coltivazione della vite, attribuendo alle varie aree i nomi dei loro luoghi di provenienza quali La Motte, Chamonix, Provence. La politica di assimilazione delle autorità olandesi fu così determinata che ben presto l’utilizzo della lingua francese scomparve del tutto. Oggi Franschhoek è una rinomata meta turistica grazie ai suoi ristoranti e alla sua posizione all’interno della rinomata zona vinicola del Sudafrica, in grado di offrire ai visitatori un ambiente tranquillo e dalle affascinanti bellezze naturali.

GARDEN ROUTE – PARCO NAZIONALE TSITSIKAMMA

Strana strada, la Garden Route. Una striscia d’asfalto tortuosa che arranca per 400 chilometri da Mossel Bay fino a Port Elizabeth, tra spiagge battute dal vento, solitari passi montani, lagune e foreste intricate come una giungla primordiale. Una strada dove ogni bivio è una tentazione. Perché se dalla Garden Route ci si spinge verso l’interno, ci si accorge che in questa striscia di terra c’è tutto il Sudafrica. Quello delle immense spiagge candide e quello colorato di fiori dove le montagne sono lame scure che tagliano la terra in due: da un lato la foresta, dall’altro il deserto.
Ciò che la rende unica sono la varietà dei paesaggi, della fauna, della vegetazione e delle molteplici attività che si possono svolgere ovviamente all’aperto. Boschi, fiumi, lagune, scogliere a picco sul mare, spiagge bianche e deserti, tutto in 400 km di strada. Non è un caso che la Garden Route sia considerata un’esperienza imperdibile da chi visita il Sudafrica. La varietà dei paesaggi, della vegetazione e della fauna, la rendono una straordinaria sintesi dell’accecante bellezza naturale del Paese. Così come il susseguirsi dei centri abitati, tra eleganza coloniale, offerte turistiche di alto livello, e township eredità dell’apartheid, raccontano l’enorme complessità che caratterizza ancora la società sudafricana.
Il Parco nazionale Tsitsikamma incarna il lato più selvaggio e autentico della natura, è un vero e proprio paradiso terrestre, fatto di sconfinate valli, maestose montagne e spiagge da cartolina. Tra panorami mozzafiato, sport e attività all’aperto le alternative non mancano di certo! Garden of the Garden Route», questo è il motto dello Tsitsikamma National Park, che si si snoda lungo circa 80 km di costa rocciosa e comprende un braccio di mare antistante la costa, una delle più estese aree marine protette del mondo, la più antica del Sudafrica, penetrando nelle terre fino ai piedi dei monti Tsitsikamma. Tra mare e montagna, l’immensa foresta primaria ricca di alberi centenari e felci è attraversata dal profondo letto dei fiumi. I 42 km costieri dell’Otter Trail consentono agli escursionisti di ammirare la ricchezza faunistica e di scorgere una di quelle lontre marine che hanno dato il nome al sentiero.
Il nome del parco significa “luogo con tanta acqua” in lingua khoisan; inclusa nel parco si trova, tra l’altro, la foce del fiume Storms. Il parco È un’importante meta turistica lungo la strada Garden Route; vi si possono avvistare balene, delfini, lontre, antilopi e numerosissime specie di uccelli. La vegetazione varia da foreste di sempreverdi a felci, gigli, orchidee e fynbos marini, compresa la protea.  Nella foresta dello Tsitsikamma si trova l’imponente albero di Outeniqua Yellowwood, di 36 m di altezza.

JOHANNESBURG

Alcuni la chiamano Jo’burg o Jozi mentre per il popolo Nguni è iGoli, ovvero la città dell’oro, visto che Johannesburg, vero centro commerciale del Sudafrica (la capitale politica del Paese è Pretoria), si è sviluppata a partire dall’arrivo in questa zona dei cercatori d’oro europei nel diciannovesimo secolo. Con i suoi cinque milioni di abitanti e i suoi 33 sobborghi (le townships) la città si estende per chilometri ed è la rappresentazione, anche architettonica, delle contraddizioni di un Paese che ha cancellato l’aberrante realtà dell’apartheid solo da pochi decenni
Può sembrare incredibile, ma è vero: Johannesburg è una delle metropoli più verdi della Terra, quasi una città-giardino con innumerevoli parchi e campi da golf. Pare, inoltre, che qui crescano più specie di alberi che in qualsiasi altra città al mondo e che prosperi la più estesa foresta artificiale del pianeta. A ottobre, quando esplode la primavera, la città è avvolta da una nuvola viola e rosa di jacarande e di bouganville in fiore, mentre dopo le piogge estive sbocciano infinite varietà di fiori, che profumano l’aria coprendo l’odore acre degli scarichi dei tubi di scappamento delle automobili e di quelli industriali. Tra i parchi più belli c’è il Denta Park and Environmental Center, nei pressi di Sandon City: un grande spazio verde con alberi, animali, uccelli e una mini-ferrovia. Poco più a sud c’è il Giardino Botanico, il più grande del mondo, con i suoi undici ettari di rose, bonsai, erbe aromatiche e piante rare Il Melrose Wild Bird Sanctuary, invece, possiede un lago attorno al quale nidificano 120 specie di uccelli.
Nel giro di un secolo, la città di Johannesburg è stata ricostruita quattro volte: da un campo tendato, si è evoluta in una città di baracche di latta, sostituite da edifici in mattoni alti quattro piani, in stile edoardiano, prima di trasformarsi in una città di moderni grattacieli. Una città dai mille volti con differenze inconciliabili, Johannesburg deve la sua fortuna, anzi, la sua stessa esistenza, alla corsa all’oro cominciata nel 1886. Divenne già in epoca vittoriana centro della finanza e degli affari, e di quell’epoca conserva numerosi edifici. Johannesburg è attualmente la sede della Corte Costituzionale del Sudafrica e della Johannesburg Securities Exchange (JSE), la Borsa più grande dell’Africa e una delle dieci più grandi del mondo. È considerata il principale polo economico del paese e dell’intero continente africano, con le sue industrie diamantifere, manifatturiere, nonché diverse compagnie di scavi, soprattutto di oro, sebbene le miniere non siano ormai più situate entro i confini cittadini.

PORT ELIZABETH

Tra le città portuali del Sud Africa più importanti, Port Elizabeth è una deliziosa città balneare che si affaccia sulla parte ovest dell’Algoa Bay. La storia della città ha visto alternarsi diversi colonizzatori: prima i portoghesi che si appropriarono della baia di Algoa come stazione di rifornimento per le navi, poi arrivarono gli olandesi che finirono per controllare la fascia costiera meridionale del Sudafrica, rendendo Port Elizabeth il confine orientale della Colonia del Capo. Poi nel 1799 arrivarono gli inglesi che vi costruirono il fortino di Fort Frederick per difendere da un possibile arrivo dei francesi. E’ così che il luogo prese il nome di Port Elizabeth in onore della moglie della governatore inglese Sir Rufane Donkin. Al suo nome si ispira il nome della collina che ospita il centro storico, ricco di edifici dallo stile vittoriano, alternandosi ad edifici moderni e grandi parchi. Molto interessanti il Museo d’Arte Metropolitano Nelson Mandela e il Prince Alfred Memorial, entrambi nel parco di St George, il più antico parco di Port Elizabeth e il famoso faro che guidava una volta le navi a Algoa Bay, ora contrassegnato da una maestosa piramide.
Port Elizabeth, non ha solo splendide spiagge, interessanti musei e pluri-premiate destinazioni faunistiche, ma è anche chiamata la Città dell’Amicizia per la gentilezza e affabilità dei suoi abitanti. Polo industriale e culturale, è sede di diversi stabilimenti automobilisti e della prestigiosa università Nelson Mandela Metropolitan University, ma anche di tantissime attrazioni turistiche.

OUDTSHOORN – CANGO CAVES

Ai piedi della catena Swartberg, le Cango Caves sono la vera e propria meraviglia sotterranea del Klein Karoo. Le Cango Caves costituiscono una delle maggiori attrazioni del paese per le loro surreali formazioni di stalattiti e stalagmiti, originate dai depositi di carbonato di calcio e dalla natura carsica del suolo che 650 anni fa era sommerso dal mare. Una delle attrazioni più popolari del Sud Africa, le grotte risalgono a milioni di anni fa e le formazioni calcaree che troverete all’interno sono affascinanti. Passeggerete attraverso pareti di calcare, stalagmiti e stalattiti, che si possono visitare con un facile percorso standard di un’ora attraverso tunnel che sfociano in vasti saloni con formazioni torreggianti e con grotte di stalattiti e stalagmiti, sapientemente illuminate da suggestivi effetti di luce.

Oudtshoorn una piccola cittadina sulla Route 62, è situata nella regione del Klein Karoo, a 55 km dalla città costiera di George, inserita in un paesaggio caratterizzato da ampi spazi e fertili vallate racchiuse da due catene montuose: Swartberg a nord e Outeniqua a sud. La cittadina, fondata nel 1839 deve il suo nome al barone Pieter van Rheede van Oudtshoorn che era Governatore della Provincia del Capo nel 1772.

Oudtshoorn è famosa per il clima particolarmente favorevole, con estati calde e secche e inverni miti e soleggiati. È conosciuta anche come “Capitale Mondiale delle Piume”, a causa dell’intensiva attività di allevamento degli struzzi.

MATIMBA BUSH LODG

Il Matimba Bush Lodge è collocato perfettamente a meno di 5 minuti dall’ingresso del Kruger NP in un’area naturale dell’Hans Merensky Golf Course, con vista sul laghetto denominato Mala Mala. Numerosi animali come Ippopotami, coccodrilli giraffe antilopi e molti uccelli come la bellissima aquila pescatrice sono di casa donando alla struttura un’atmosfera magica e rilassante.

Matimba bush lodge offre una sistemazione di classe ed e’ una perfetta destinazione sia a chi vuole cimentarsi con il golf, sia a chi vuole invece esplorare il Kruger e le aree limitrofe ma anche a chi vuole trascorrere alcune ore rilassanti in riva al lago in compagnia dei suoi abitanti. Solamente 4 camere, eleganti, arredate con cura e molto spaziose: si tratta di una soluzione davvero straordinaria ed in grado di offrire il massimo del relax, soggiornando in mezzo al bush ma senza dover rinunciare alle comodità di un servizio ricercato. Il grande spazio verde antistante offre una bella piscina con vista sul lago, un deck panoramico e molto altro ancora.

Matimba è una struttura di proprietà italiana, piccola, intima, decisamente ricercata: i proprietari italiani (Alberto e Daniela) vi faranno sentire a casa vostra.

Le belle camere sono affacciate direttamente sul lago antistante il lodge, ed i panorami di cui si può godere sono veramente rilassanti ed al tempo stesso emozionanti: non è rado ricevere la visita di giraffe, zebre ed altri animali del bush. Tutto nel lodge è curato in modo maniacale, e la grande esperienza “africana” dei proprietari rende il soggiorno veramente unico.

DANZA NGOMA

Africa: terra di danze tribali, riti e tradizioni arcaiche. Un numero infinito di ritmi e generi musicali affonda le radici in questo continente. Il Sudafrica, con la sua travagliata storia fatta anche di segregazione razziale, è un esempio della varietà culturale di questa parte del mondo. Come per tutti i popoli africani, enorme è l’importanza della musica e della danza per gli zulu – il gruppo etnico più numeroso del Paese – che, con la fine dell’apartheid nel 1994, hanno recuperato il proprio diritto di cittadinanza sudafricana.

Tipica del Sudafrica è la danza Ngoma (presente anche in altri stati dell’area), una delle più coinvolgenti per la popolazione dei villaggi. E’ la tipica danza tribale, descritta tra l’altro da Karen Blixen nel celebre libro “La mia Africa”, che rappresenta anche un evento ricco di significati per la comunità, e si svolge in cerchio con l’accompagnamento di tamburi e altri strumenti con lo stesso nome. Caratteristica di questa danza rituale è lo strettissimo legame tra canto e danza; corpo e voce sono tutt’uno, insieme alle percussioni, ai costumi e ad altri eventuali accessori come lance e scudi. Naturalmente esistono molte versioni di questo tipo di danza, i cui movimenti vanno inseriti nel contesto dei riti tribali.

KRUGER NATIONAL PARK

“Il Kruger National Park, famoso in tutto il mondo, offre un’esperienza faunistica tra le migliori in Africa. Istituito nel 1898 per proteggere la fauna selvatica del Lowveld sudafricano, questo parco nazionale di quasi 2 milioni di ettari, Kruger National Park non ha rivali nella diversità delle sue forme di vita ed è leader mondiale nelle tecniche e nelle politiche avanzate di gestione ambientale. Situato nel Mpumalanga, al confine con il Mozambico, il Kruger National Park nasce nel 1898 per volere dell’allora presidente Paul Kruger da cui appunto prende il nome. Si tratta del parco più importante ed esteso dei 18 Parchi nazionali del Sudafrica e del secondo più antico del mondo dopo Yellowstone negli Stati Uniti. Chiamato dagli abitanti il “wildtuin” (giardino selvaggio), copre circa 20.000 chilometri quadrati con un’estensione di 350 km da nord a sud e 67 km da est a ovest è la riserva naturale più estesa del Sudafrica, terza in tutto il continente africano. Recentemente, il Kruger è entrato a far parte del Parco transfrontaliero del Grande Limpopo, che lo unisce al Parco nazionale di Gonarezhou dello Zimbabwe e al Parco nazionale del Limpopo del Mozambico. Il parco appartiene alla “Kruger to Canyons Biosphere”, una zona designata dall’UNESCO come Riserva Internazionale dell’Uomo e della Biosfera.
Veramente il fiore all’occhiello dei parchi nazionali sudafricani, Kruger ospita un numero impressionante di specie: 336 alberi, 49 pesci, 34 anfibi, 114 rettili, 507 uccelli e 147 mammiferi. Sei ecosistemi diversi, colmi di “big five”, con diversi tipi di vegetazione: dai fitti boschi di acacie, sicomori e salici spinosi del sudovest alla savana della regione centrale. E’ difficile non intraprendervi un safari fotografico, a dir poco, perfetto. Il Kruger ospita tutti i membri del gruppo dei big five con una cifra stimata di 2500 bufali, 1000 leopardi, 1500 leoni, 5000 rinoceronti (sia neri che bianchi) e 12000 elefanti. L’espressione “big five” sta a indicare i cinque grandi animali della savana: elefante, leone, leopardo, rinoceronte e bufalo. L’origine viene dal safari inteso come battuta di caccia, e i big five erano le 5 prede più ambite dai cacciatori, i 5 trofei più prestigiosi. Altri mammiferi presenti nel parco includono zebre, ghepardi, licaoni, giraffe, kudu, ippopotami, impala, molte specie di antilopi, iene, facoceri, gnu e tanti altri. Nel parco si trovano inoltre 120 specie di rettili (tra cui circa 5000 coccodrilli) e molte specie di serpenti (mamba nero incluso), 52 specie di pesci, e 35 di anfibi oltre a 500 diverse specie di uccelli, alcune residenti, altre migratorie o nomadi. Percorrere le strade del parco in auto è una esperienza memorabile, si viaggia a bassa velocità incontrando di tanto in tanto qualche  altra auto, con gli occhi ben aperti scrutando la vegetazione in cerca di qualche “incontro”: sarà sempre facilissimo vedere erbivori quali antilopi, zebre, gnu, bufali e molte scimmie ed uccelli ma anche l’incontro con giraffe, elefanti, rinoceronti e grandi felini è tutt’altro che raro, capita spesso che non si riesca a vedere leoni ed elefanti nella foresta per poi, un attimo dopo, trovarsene qualcuno in mezzo alla strada!
Il Sudafrica possiede all’incirca 600 tra riserve e parchi nazionali e vanta una varietà di flora (con 24.000 specie di piante pari a circa il 10% del totale mondiale) e di fauna che non ha confronti al mondo. Incontaminati e selvaggi, i parchi si presentano come meravigliosi paradisi senza tempo dove la natura regna sovrana. Visitarli è un’esperienza unica e indimenticabile che permette di vedere un’immensa varietà di specie che vivono protette nel loro habitat naturale e che seguono solo i ritmi e le regole dettate dal proprio istinto. Qui convivono i mammiferi più grandi del pianeta.
L’interazione dell’uomo con l’ambiente che si è avuta qui nel corso di molti secoli risulta evidente dalle pitture rupestri dei Boscimani e dai maestosi siti archeologici, come Masorini e Thulamela. Tesori di storia e cultura, conservati gelosamente insieme a tutti gli altri beni naturali del parco. Oggi il Kruger è anche un validissimo centro di ricerca e di conservazione del patrimonio naturale, che in larga parte si autofinanzia. Per tutta l’area del Kruger sono state completamente vietate costruzioni ed insediamenti, ad eccezione di piccole ed isolate aree in cui l’amministrazione del parco ha creato delle zone destinate ad ospitare i visitatori (potremmo definirle l’equivalente di ciò che sono gli autogrill in una grande autostrada verde).

BLYDE RIVER CANYON

Il maestoso Blyde River Canyon, una delle più celebri meraviglie naturali del Sudafrica, è il terzo canyon più grande del mondo con i suoi 26 km di lunghezza e 800 metri di profondità. Si trova nella parte settentrionale dei monti Drakensberg, ed è costituito principalmente di pietra arenaria. Il canyon è stato scavato nel corso dei millenni dai fiumi Blyde e Olifants .. Percorrendo il ciglio superiore di questo canyon si incontra il Pinnacle, una gigantesca roccia a forma di colonna. Più a nord ci sono due spettacolari punti panoramici: Wonder View e God’s Window, così chiamati perché effettivamente la grandiosità del panorama del sottostante Lowveld ha qualcosa di divino. Subito dopo si incontrano due suggestive cascate: le Berlin Falls e le Lisbon Falls. Proseguendo verso nord c’è il Three Rondavels, formazioni rocciose di grandi dimensioni, caratterizzate da una forma tronco-conica che le fa rassomigliare alle capanne africane da cui prendono il nome.

DURBAN

Con il suo spiccato carattere, Durban, una “regina” cosmopolita, è a volte ingiustamente trascurata a favore di sua cugina “più di tendenza”, Cape Town. Ma non è corretto, poiché Durbs (come viene affettuosamente chiamata) presenta molti aspetti interessanti, benché non immediatamente evidenti.  Uno dei porti più trafficati del Sud Africa, vi si può sperimentare l’incontro culturale tra Oriente e Occidente; essendo la sede di una delle più grandi comunità indiane al di fuori dell’Asia, vi potrete ammirare templi e bazar miscelati ad una splendida architettura coloniale. Questo fiore all’occhiello del KwaZulu-Natal è la terza città più grande del Sudafrica e nella sua ampia periferia occidentale si susseguono ora alberghi esclusivi, bar alla moda e ristoranti con pretese da gourmet mentre il centro della città mostra ancora, con la nonchalance della antica nobiltà, edifici coloniali sgargianti e delizie art decò.

Posta sulla costa dell’Oceano Indiano, a 350 miglia a sud-est di Johannesburg, in uno dei tratti più belli del Sudafrica, Durban è un tropicale gioiello urbano che ha accantonato la sua originaria aria sbarazzina per darsi un tono di sempre maggiore eleganza e compiacimento.

RISERVA NATURALE DE HOOP

La riserva naturale De Hoop ospita il regno vegetale più piccolo e minacciato del mondo – il Regno Floreale del Capo. La riserva ospita 86 specie di mammiferi, come il raro bontebok e la zebra di montagna del Capo, oltre a eland, rhebok grigi, babbuini, manguste gialle, caracal. La riserva naturale ha anche più di 260 specie di uccelli, compresi molti uccelli acquatici che vivono intorno al De Hoop vlei. Potberg ospita l’unica colonia di riproduzione del raro avvoltoio del Capo nel Capo occidentale.

Ricordate, quest’area è protetta e nemmeno una roccia o una piccola conchiglia può essere portata via da qui…ma se siete disposti a camminare un po’ potrete godervi dei paesaggi spettacolari.

La riserva naturale De Hoop non protegge solo l’entroterra e la costa. Essa si estende anche per tre miglia nautiche nel mare, proteggendo delfini, foche, balene e almeno 250 specie di pesci.

ADDO ELEPHANT PARK

Il parco nazionale Addo Elephant, uno dei venti parchi nazionali del Sudafrica, e molto probabilmente l’unico parco al mondo a ospitare i cosiddetti Big 7 (“i grandi 7”): elefante, rinoceronte, leone, bufalo, leopardo, balena e squalo bianco. Il parco Addo Elephant propriamente detto copre una superficie complessiva di 1.480 km².
Recentemente, al parco sono state unite altre due riserve, il Woody Cape Nature Reserve (dalla foce del fiume Sundays fino ad Alexandria) e una riserva marina che include St. Croix Island e Bird Island e ospita, tra l’altro, la seconda più grande colonia di pinguini africani. L’insieme dell’Addo e di queste due riserve aggiuntive ha un’area di 3.600 km² e prende il nome di Greater Addo Elephant National Park. Prima dell’avvento dei coloni europei, gli elefanti erano diffusi in quasi tutta la parte meridionale del Sudafrica; furono gradualmente cacciati per far posto alle coltivazioni. All’inizio del XX secolo la caccia si intensificò e la strage di pachidermi finì per interessare l’allora nascente movimento della “protezione animali”. Nel 1931, quando fu istituito il Parco, si contavano appena 11 elefanti sopravvissuti; questi esemplari furono protetti all’interno del nucleo originale dell’Addo (che assomigliava più a uno zoo che a un parco naturale, poiché era completamente recintato). Da questa zona iniziale, l’area del parco venne gradualmente estesa, a partire dall’inclusione dei monti Zuuberg.
Oggi il parco ospita oltre 420 elefanti, 450 bufali del Capo, una trentina di zebre, una quindicina di rinoceronti neri (di una sottospecie keniota, qui introdotti nei primi anni sessanta), centinaia di facoceri e una grande varietà di specie di antilopi, tra cui molti kudu e ghepardi. Recentemente sono stati introdotti nel parco leoni e iene maculate. Vi si trova anche una specie endemica di scarabeo stercorario incapace di volare, il Circellium bacchus. Gli elefanti femmina del parco Addo sono sprovvisti di zanne. Questa caratteristica è dovuta al ristretto bacino genetico da cui la popolazione degli elefanti dell’Addo discende (11 esemplari), e dal fatto che questa popolazione originaria era costituita dagli ultimi individui risparmiati dai cacciatori, proprio a causa delle dimensioni ridotte delle loro zanne.

MPUMALANGA

Il luogo dove il sole sorge!’  Formalmente conosciuto come Transvaal orientale, Mpumalanga è considerato uno dei luoghi più geograficamente diversi e incredibilmente bello in Sud Africa e, nonostante sia una delle più piccole tra le province del Sudafrica, ciò che manca in termini di dimensioni viene compensato con la spettacolare varietà naturale e possiede anche una vasta gamma di siti storici e di meraviglie naturali. Il Mpumalanga ospita il parco nazionale più famoso del mondo, il terzo canyon più profondo al mondo, e il sistema di caverne più antiche del mondo, la provincia è anche costellata da numerose riserve ricche di flora e fauna. La provincia comprende due ben distinti tipi di paesaggio: la spettacolare topografia della grande scarpata e la macchia del bassopiano.  La principale attrattiva dello Mpumalanga è il vastissimo Blyde River Canyon, che ha scavato forme spettacolari nel Drakensberg Escarpment ed è uno dei panorami più famosi del Sudafrica: nelle giornate di bel tempo la vista che si gode da uno dei numerosi belvedere è davvero mozzafiato. Quattro miliardi di anni fa l’Antartide e il Madagascar si sono separati dal Blyde River Canyon del Mpumalanga, lasciando dietro di sé un paesaggio spettacolare che sale verso le montagne del nord-est e termina in una enorme scarpata che scende a picco verso la pianura sottostante.
Ed è in questa provincia che si trovano alcune delle più belle riserve del Sudafrica e parte del famosissimo Kruger National Park, oltre al maestoso Blyde River Canyon, una delle più celebri meraviglie naturali del Sudafrica. Percorrendo il ciglio superiore di questo canyon si incontra il Pinnacle, una gigantesca roccia a forma di colonna. Più a nord ci sono due spettacolari punti panoramici: Wonder View e God’s Window, così chiamati perché effettivamente la grandiosità del panorama del sottostante Lowveld ha qualcosa di divino. Subito dopo si incontrano due suggestive cascate: le Berlin Falls e le Lisbon Falls. Proseguendo verso nord c’è il Three Rondavels, formazioni rocciose di grandi dimensioni, caratterizzate da una forma tronco-conica che le fa rassomigliare alle capanne africane da cui prendono il nome.

PANORAMA ROUTE

Nascosta nel nordest del Sudafrica, la provincia del Mpumalanga offre un percorso spettacolare da cui prende il suo nome “Panorama Route”. Questo percorso panoramico, come suggerisce il nome, è famoso per i suoi ampi paesaggi eterogenei, che spaziano da montagne altissime, vallate feconde e fiumi indomabili, panorami meravigliosi, orizzonti a perdita d’occhio. L’itinerario della Panorama Route si snoda dall’impervia catena montuosa dei Drakensberg fino al Kruger National Park, toccando il punto panoramico di God’s Window e le splendide Bourke’s Luck Potholes, fenomeno geologico unico con spettacolari cavità nella roccia nel punto d’incontro tra i fiumi Treuer e Blyde. Le giganti sculture rocciose cilindriche sono il risultato dei forti mulinelli d’acqua che si creano quando il fiume Treuer si immerge nel fiume Blyde. Qualcosa di straordinario, tanto da sembrare artificiali! Non di meno il “God’s Window” (“la finestra di Dio”) da cui, come suggerisce il nome, si gode di un panorama particolarmente suggestivo, le cascate Mac Mac e il Blyde River Canyon: un susseguirsi di ruscelli di montagna, colline ondulate, cascate spettacolari e imponenti gole montuose.
Il Blyde River Canyon è il terzo canyon più grande del mondo con i suoi 26 km di lunghezza e 800 metri di profondità. Maestose montagne, profonde gole, imponenti cascate e splendide formazioni rocciose danno prova della bellezza della natura. Si trova nella parte settentrionale dei monti Drakensberg, ed è costituito principalmente di pietra arenaria. Il canyon è stato scavato nel corso dei millenni dai fiumi Blyde e Olifants.
Fra i luoghi più celebri del canyon ci sono le “Three Rondavels”, con le sue formazioni rocciose che si innalzano per 700 metri. La parola “rondavels” è un’espressione gergale sudafricana per indicare le capanne circolari con tetto di paglia dei villaggi. Queste tre formazioni cilindriche di scisto e quarzite nell’iconografia xhosa dovrebbero ricordarle. Ogni rondavel ha un proprio nome, che corrisponde a quello delle tre mogli di uno storico capotribù locale: Magabolle, Mogoladikwe e Maseroto. Le tre cime sono gigantesche e si ergono a picco sul sottostante canyon del fiume Blyde, che scorre sinuoso circa 1000 metri sotto, aprendosi poco più avanti in un lago montano.

SWAZILAND

Il Regno dello Swaziland, una delle poche monarchie assolute ancora esistenti, è un luogo unico al mondo: se non si fosse certi di trovarsi in Africa ci si potrebbe confondere e pensare di essere in qualche incontaminata zona montana europea, viaggiando sull’orlo dei duemila metri di quota tra lussureggianti pinete.
Lo Swaziland è uno Stato minuscolo (17mila chilometri quadrati) incastonato dentro al Sudafrica, tra le poche monarchie assolute rimaste al mondo e l’unica del continente africano, governata dal Re Mswati III, 66° figlio dell’ultimo sovrano Sobhuza, popolato da un milione di persone, il 50% dei quali ha meno di quindici anni.  Il Regno dello Swaziland (o Ngwane, nome adottato alla proclamazione dell’indipendenza ma poco usato, è situato sul fianco orientale dei monti Drakensberg e confina con il Sudafrica a nord, ad ovest e a sud e con il Mozambico a est; non ha sbocco sul mare. Dista 80 km dall’Oceano Indiano, ed è fra i pochi in Africa ad avere una composizione etnica omogenea, con gli Swazi che sono il 90% della popolazione. Il territorio è montuoso ad ovest, diventa pianeggiante nella parte centro-orientale. Una delle cerimonie più importanti per il popolo swazi, durante la quale il sovrano di una delle ultime monarchie assolute al mondo sceglie la nuova sposa tra migliaia di vergini, provenienti da ogni angolo de paese. Ogni anno migliaia di giovani donne sfilano per omaggiare re Mswati III, attuale sovrano dello Swaziland e ultimo monarca assoluto d’Africa, nel primo giorno dell’Umhlanga o “danza delle canne”.
In questa occasione le giovani vergini del regno si radunano nelle zone limitrofe alla residenza della regina madre Indlovukazi, non molto lontano dalla capitale Mbabane. Per una settimana compiono una serie di riti, tra cui una danza finale in costumi tradizionali, con il seno scoperto, portando delle canne da utilizzare per rafforzare la recinzione del palazzo reale, che prevede una sfilata di fronte al re, alla fine della quale egli può scegliere tra le ballerine di età compresa tra gli 8 e i 22 anni, che si andrà ad aggiungere alle altre 15 consorti.

MLILWANE WILDLIFE SANCTUARY

La Mlilwane Wildlife Sanctuary è una splendida e tranquilla riserva situata nei pressi di Lobamba ed è stata la prima area protetta dello Swaziland, essendo stata istituita negli anni ’50 del XX secolo dall’ambientalista Ted Reilly all’interno della sua fattoria di famiglia. In seguito Reilly fondò la Mkhaya Game Reserve e supervisionò la creazione del Hlane Royal National Park. Mlilwane significa “Piccolo Fuoco”, un nome che fa riferimento ai numerosi incendi che vengono provocati ogni anno dai fulmini nella regione. Sebbene questa riserva non possa vantare il fascino o la vastità che caratterizzano altri parchi nazionali sudafricani, in compenso è raggiungibile senza problemi e merita assolutamente una visita. Il suo territorio è dominato dal ripido picco Nyonyane (Piccolo Uccello), i cui dintorni si prestano a fare bellissime passeggiate. Tra gli animali che si possono avvistare nei dintorni meritano di essere citate le zebre, i facoceri, numerose specie di piccole antilopi (tra cui il raro cefalofo), i coccodrilli, gli ippopotami e parecchie specie di uccelli anche piuttosto rari. Durante i mesi estivi può capitare di vedere le aquile nere che volteggiano sopra il Nyonyane.

ZULULAND

Il Regno Zulu, a volte chiamato Impero Zulu, è stato un regno sviluppatosi all’interno del Sudafrica attuale nel XIX secolo grazie all’opera di Shaka Zulu. Il Regno Zulu divenne noto in occidente a causa delle guerre contro i colonialisti britannici. Le regole per la successione nella monarchia Zulù sono assai imprecise, ma per tradizione diviene re il primo figlio della Grande moglie; il re può decidere in qualunque momento quale sia la Grande moglie e anche cambiare idea. Shaka Zulu era uno dei figli illegittimi di Senzangakona, capo degli zulu. Nato verso il 1787, la madre, Nandi, venne esiliata insieme a lui da Senzangakona. Il giovane Shaka divenne un guerriero dei mthethwa, un clan a cui gli zulu pagavano un tributo, dove la madre aveva trovato rifugio, sotto il capo Dingiswayo. Alla morte di Senzangakona, Dingiswayo sostenne il giovane Shaka nel suo tentativo di divenire il capo degli zulu. Shaka riuscì nel suo intento e fu capace di estendere il suo controllo su di un vasto territorio, inglobando clan avversari e spingendo altri popoli fuori dai loro territori ancestrali.
Gli Zulu sono circa 11 milioni e si trovano principalmente nell’area della provincia di KwaZulu-Natal in Sudafrica. Parlano lo isiZulu, una lingua bantu appartenente al sottogruppo nguni. Il loro nome deriva da amazulu, che in isiZulu significa “gente del cielo”. Il Regno Zulu svolse un ruolo determinante nella storia del Sudafrica nel XIX secolo. Durante il regime dell’apartheid, gli Zulu venivano considerati come cittadini di livello inferiore; oggi sono il gruppo etnico più numeroso del paese e godono degli stessi diritti degli altri cittadini sudafricani.

HLUHLUWE-IMFOLOZI GAME RESERVE

La Hluhluwe-Imfolozi Game Reserve, situata nella provincia del KwaZulu-Natal, è un’oasi di protezione dal pericolo di estinzione non soltanto per rinoceronti bianchi e neri, ma anche il resto dei Big Five: bufali, elefanti, leoni e leopardi. Istituita nel 1895, Hluhluwe-Imfolozi è la più antica riserva naturale del continente africano e una delle più estese del Sudafrica, il luogo migliore per incontrare i rinoceronti, poiché accoglie al suo interno la più alta concentrazione al mondo di questi animali. Il parco è gestito dall’Ezemvelo KZN Wildlife, l’ente provinciale preposto alla conservazione dell’ambiente, ed è costituito da due aree distinte.
La regione settentrionale di Hluhluwe è montuosa e ricoperta da boschi, mentre la zona sud di Imfolozi è caratterizzata da un’ondulata savana. Hluhluwe-Imfolozi è un autentico paradiso per gli appassionati di fotografia, che avranno di che divertirsi tra ghepardi, ippopotami, iene, sciacalli, giraffe e cani selvatici, per non parlare della varietà di rettili e anfibi che popolano le rive di fiumi e torrenti: coccodrilli, tartarughe, serpenti, lucertole. La varietà di questo habitat ha attratto oltre 340 diverse specie di uccelli, ivi comprese alcune specie in via di estinzione, quali il falco giocoliere e il bucorvo. Il parco abbina splendidi paesaggi a una fauna inattesa. Oltre ai rinoceronti bianchi e neri, sono molto numerosi anche gli elefanti, il che rende altamente probabili incontri ravvicinati con gli animali terrestri più grandi al mondo, magari mentre attraversano la strada proprio di fronte alla vostra auto oppure scorgendoli mentre si abbeverano al tramonto.

UKHAHLAMBA-DRAKENSBERG

Questa regione, che comprende una vasta distesa di ben 243.000 ettari di un meraviglioso scenario dinamico con valli fluviali, torrenti di montagna, scogliere frastagliate, sentieri e paesaggi mozzafiato che attraggono migliaia di turisti ogni anno, è stata formalmente dichiarata Patrimonio dell’Umanità nel novembre del 2000 e ribattezzata Ukhahlamba-Drakensberg Park. Il parco fa parte della più ampia regione del Drakensberg, che si estende dal Royal Natal National Park (nel nord) a Kokstad (nel sud) e comprende la zona e i campi di battaglia intorno a Estcourt e Ladysmith nonché le Midlands meridionali. Oggi, alcuni dei suoi panorami sono diventati emblematici del Sudafrica, in particolare l’indimenticabile curva dell’Amphitheatre all’interno del Royal Natal National Park. Tra le cime principali figurano il Mont-aux-Sources, il Sentinel, l’Eastern Buttress e il Devil’s Tooth.
L’Ukhahlamba Drakensberg è la più grande catena montuosa in Sud Africa, un luogo davvero magico. Non stupisce che J.R.R. Tolkien abbia visto in questo paesaggio la sua ispirazione per i racconti della Terra di Mezzo chiamate Le Montagne Nebbiose. Drakensberg significa “montagne dei draghi”, ma gli zulu chiamavano questa catena Quathlamba, che vuole dire “bastione delle lance”. Il termine zulu riflette meglio la conformazione geografica della scoscesa scarpata, tuttavia il nome afrikaans riesce a evocare con una certa efficacia l’atmosfera fantastica che pervade il Drakensberg. Queste montagne sono abitate dall’uomo da migliaia di anni – come testimoniano i numerosi siti di pitture rupestri san.
Potrete scoprire una zona di straordinaria bellezza naturale, che vanta laghi cristallini pescosi, una diversità di fauna selvatica, tra cui lontre e eland, e cieli governati da rapaci aquile. Questa regione, che comprende una vasta distesa di ben 243.000 ettari di un meraviglioso scenario dinamico con valli fluviali, torrenti di montagna, scogliere frastagliate, sentieri e paesaggi mozzafiato che attraggono migliaia di turisti ogni anno, dal 2000 l’area di Drakensberg è stata riconosciuta Patrimonio dell’Umanità dall’UNESCO e rinominato come uKhahlamba Drakensberg Park.
Il parco fa parte della più ampia regione del Drakensberg, che si estende dal Royal Natal National Park (nel nord) a Kokstad (nel sud) e comprende la zona e i campi di battaglia intorno a Estcourt e Ladysmith nonché le Midlands meridionali. Oggi, alcuni dei suoi panorami sono diventati emblematici del Sudafrica, in particolare l’indimenticabile curva dell’Amphitheatre all’interno del Royal Natal National Park. Tra le cime principali figurano il Mont-aux-Sources, il Sentinel, l’Eastern Buttress e il Devil’s Tooth.

GOLDEN GATE HIGHLANDS NATIONAL PARK

Il Golden Gate Highlands National Park, con i suoi 12,000 ettari di parco e le antiche pitture rupestri del popolo San si trova nel Free State, alle pendici dei monti Maluti, e prende il nome dalla colorazione dorata delle ripide pareti di arenaria che brillano al sole. Le immense sculture naturali, create con stupefacente fantasia dal vento e dalla pioggia nella pietra arenaria rossa, gialla, arancione e ocra, rappresentano la caratteristica più significativa di questo parco nazionale, che si estende a ridosso del Lesotho, nella zona nord-orientale del Free State. Le forme bizzarre delle sue rocce, che alternano strati di quarzite a rivestimenti di basalto, si accendono delle tonalità calde e intense dell’oro, che gli hanno appunto valso il nome che porta. Costituito nel 1963, si estende per 11.630 ettari e sorge a un’altitudine compresa tra i 1892 e i 2837 m. Nel parco nidificano 140 specie di uccelli, fra i quali vi sono anche le aquile di Verreaux, gli ibis calvi, i codacuta delle erbe, i picchi terricoli e i rari avvoltoi degli agnelli; alcune postazioni nascoste consentono di osservarli mentre si nutrono delle loro prede, in particolare presso la Langtoon Dam. Nel parco vivono anche antilopi alcine, oribi, sciacalli, gnu dalla coda nera, caprioli neri e zebre di montagna.

LESOTHO

Il Lesotho si trova nell’Africa australe, all’estremità sudorientale del continente, interamente circondato dal territorio del Sudafrica di cui costituisce un’enclave e da cui dipende in modo pressoché assoluto sia economicamente sia politicamente. Il Lesotho, già protettorato britannico col nome di Basutoland, cioè “terra dei Basuto”, ha tuttavia saputo conservare le proprie caratteristiche etniche e culturali, in ciò favorito dalla natura del Paese, vertice montagnoso dell’Africa meridionale, sui cui aspri altopiani si arroccarono le tribù dei basotho (o basuto), trovandovi la migliore protezione dalle aggressioni dei popoli vicini e salvaguardando l’individualità nazionale. Il villaggio tipico del Lesotho è quello caratterizzato dai kraal, raggruppamenti di costruzioni dove vivono i componenti di una stessa famiglia; ogni costruzione è adibita a un uso diverso, e comprende anche un recinto per gli animali. Il costume tradizionale è una coperta molto colorata, che protegge dal freddo e dalla pioggia; gli uomini indossano il caratteristico copricapo a cono, che secondo la tradizione riproduce la forma del monte Qiloane. La musica e la danza fanno parte della vita quotidiana; tipici sono alcuni strumenti musicali, come il setolo-tolo (strumento a corde che si suona a iato, usato dagli uomini), il thomo (strumento a corde usato dalle donne) e il lekolulo (una sorta di flauto). La manifestazione più importante è il Morija Arts and Cultural Festival, che ha cadenza annuale e si tiene nel mese di ottobre; seguito da un pubblico molto numeroso, propone spettacoli di danza, canto e teatro.
Malealea è un paesino del Lesotho occidentale noto per il magnifico paesaggio montano che lo circonda e per una comunità locale che ha realizzato con successo strutture e servizi turistici di livello davvero eccellente. Molti visitatori entrano in Lesotho e puntano direttamente verso Malealea per avere una autentica introduzione alla vita e alle usanze del paese o semplicemente per seguire il consiglio della targa situata all’ingresso del villaggio, sulla quale si legge “fermati, viandante, e contempla una delle porte del Paradiso”.
Questa zona è abitata dall’uomo da secoli, come testimoniano le numerose pitture rupestri dei san rinvenute nei dintorni di Malealea.

KAROO – VALLE DELLA DESOLAZIONE

Situata in posizione riparata in un’ansa del Sundays River e vicinissima al Camdeboo National Park, Graaff-Reinet viene spesso definita il “gioiello del Karoo”. Il nome “Camdeboo”, che in khoekhoen significa “vallate verdi”, è dovuto alle colline che circondano la città che, fondata nel 1786, è il quarto insediamento europeo più antico del Sudafrica. In questa città di 30 mila abitanti tutto sembra rimasto come nell’Ottocento. Non solo l’architettura delle case colorate di Stretch’s Court, della chiesa riformata olandese e del Drostdy Hotel (1806), dove si dorme fra vecchi lampadari e trofei di caccia. Ma anche i ritmi e gli stili di vita. Come se il tempo si fosse fermato tra i massi della Valle della Desolazione, attrazione geologica a pochi chilometri dall’abitato. Graaff-Reinet vanta uno splendido patrimonio architettonico con oltre 220 edifici classificati come monumento nazionale, dagli edifici in stile olandese del Capo con i loro caratteristici frontoni ai tradizionali cottage dal tetto piatto tipici del Karoo, fino alle elaborate ville di epoca vittoriana. Se a tutto questo aggiungete un’atmosfera da cittadina di provincia, un’ottima offerta alberghiera e alcuni eccellenti ristoranti non avrete difficoltà a capire i motivi del suo soprannome.

GRAAFF-REINET

Situata in posizione riparata in un’ansa del Sundays River e vicinissima al Camdeboo National Park, Graaff-Reinet viene spesso definita il “gioiello del Karoo”. Il nome “Camdeboo”, che in khoekhoen significa “vallate verdi”, è dovuto alle colline che circondano la città che, fondata nel 1786, è il quarto insediamento europeo più antico del Sudafrica. In questa città di 30 mila abitanti tutto sembra rimasto come nell’Ottocento. Non solo l’architettura delle case colorate di Stretch’s Court, della chiesa riformata olandese e del Drostdy Hotel (1806), dove si dorme fra vecchi lampadari e trofei di caccia. Ma anche i ritmi e gli stili di vita. Come se il tempo si fosse fermato tra i massi della Valle della Desolazione, attrazione geologica a pochi chilometri dall’abitato. Graaff-Reinet vanta uno splendido patrimonio architettonico con oltre 220 edifici classificati come monumento nazionale, dagli edifici in stile olandese del Capo con i loro caratteristici frontoni ai tradizionali cottage dal tetto piatto tipici del Karoo, fino alle elaborate ville di epoca vittoriana. Se a tutto questo aggiungete un’atmosfera da cittadina di provincia, un’ottima offerta alberghiera e alcuni eccellenti ristoranti non avrete difficoltà a capire i motivi del suo soprannome.

NAMAQUALAND

Il Namaqualand è arido e secco per la maggior parte dell’anno, ma durante la breve primavera, tra agosto e settembre, qualche goccia di pioggia incredibilmente trasforma il paesaggio arido, con vaste distese di fiori selvatici di ogni colore …. senza dubbio uno dei più imponenti e suggestivi spettacoli naturali del mondo. Il tratto inferiore del fiume Orange divide la regione in due parti – Little Namaqualand a sud e Great Namaqualand a nord. La Great Namaqualand è abitata all’etnia Namaqua, un popolo Khoikhoi. Nel Little Namaqualand il “Paesaggio culturale e botanico di Richtersveld” subito a sud del parco nazionale, venne dichiarato patrimonio dell’umanità dell’UNESCO. La parte settentrionale dell’area venne proclamata “Parco nazionale Richtersveld” nel 1991, dopo 18 anni di negoziazione con la locale popolazione Nama che continua a vivere all’interno del parco. Il parco ospita 650 specie vegetali, ed ha la più ricca collezione mondiale di piante succulente che formano un ecosistema unico come quello di Karoo
Il parco ospita numerose piante alquanto strane, molte delle quali non si trovano in nessun’altra zona del mondo. Prima fra tutte la “Halfmensboom” (Pachypodium namaquanum). Tradotto letteralmente significa “pianta mezzo-uomo” e prende questo nome a causa della forma antropomorfa. La parte superiore è composta da un gruppo di foglie spesse ed arricciate, che possono far pensare ad una testa umana. Queste piante sono adorate dagli indigeni Nama che le ritengono personificazioni degli antenati, mezzi uomini e mezze piante

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