ASMARA, viaggiare in Eritrea con AfroNine Tour

Tour in Eritrea di gruppo e individuali

Asmara capitale dell’Eritrea,

è un trattato di architettura del Novecento a cielo aperto. Nominata Patrimonio Mondiale dell’UNESCO nel 2017, con la sua fantastica architettura coloniale, il suo animato rito del caffè, i colori e i profumi che ne fanno un “gioiello d’Africa” sospeso a quasi 2400 metri di altezza sull’altopiano eritreo,  è uno dei nuovi 20 luoghi riconosciuti come patrimonio dell’Umanità dall’UNESCO, scelta perché «rappresenta probabilmente il maggiore e più intatto concentrato di architettura modernista al mondo» e sicuramente la principale attrattiva per viaggiare in Eritrea. 

L’impressione che Asmara suscita a prima vista è tale che il visitatore resta ammaliato dal suo fascino: filtrati dalla sensibilità artistica italiana, Asmara ha accolto praticamente tutti gli stili del primo scorcio del Novecento diventando la città Modernista d’Africa per eccellenza. Una specie di foglio bianco dove gli architetti italiani del ventennio fascista, lontani da vincoli e costrizioni della madre patria, poterono disegnare la città dell’utopia. Un luogo dove cimentarsi con i più diversi stili architettonici in voga nei primi decenni del secolo scorso in Europa. Asmara possiede la maggior concentrazione al mondo di alcune tra le più avanzate architetture degli anni ’30.

Asmara fu progettata dagli architetti italiani negli anni Trenta, il periodo di maggior sviluppo dell’Eritrea durante il periodo in cui fu una colonia italiana. Mussolini sognava di trasformare Asmara nella capitale dell’Impero africano d’Italia e cercò di trasformare la città, che chiamava Piccola Roma, in una sorta di utopia urbanistica all’avanguardia per l’epoca, piena di caffè, boulevard alberati. Asmara, capitale del paese, conserva una chiara impronta del periodo coloniale italiano, negli edifici e nell’arte; ma oltre alle sue notevoli opere architettoniche e giardini perennemente fioriti, questa città è intimamente segnata dall’impronta lasciata dagli italiani nelle abitudini degli abitanti. Quando gli italiani costruirono Asmara, lo fecero con l’eleganza e lo stile per cui erano storicamente noti. Influenzati dalla bellezza del paesaggio e dalla luce del deserto, nello spirito del tempo, essi crearono una incantevole città internazionale e moderna, ben pianificata e costruita, funzionale e di grande fascino. Posta nel mezzo del fresco altopiano, Asmara ricorda una città del Mediterraneo degli anni ’30. Le strade ampie, contornate di palme, affiancate da palazzi vestiti di marmi e di mosaici; graziose stradine convergono su piazze tranquille su cui si affacciano caffè, bar, ristoranti e negozi. Parchi con fontane e giardini, colorati di bouganvillee, jacarande e gelsomini. Viaggiare in Eritrea e visitare Asmara è un viaggio a ritroso nel tempo, in un passato che un po’ è anche nostro perché appartiene ai ricordi dei nostri genitori, perché l’abbiamo studiato sui libri di storia e ripetutamente visto nei documentari alla televisione.

Fiat Tagliero

L’edificio modernista più significativo e conosciuto di Asmara è la stazione di servizio Fiat Tagliero, inaugurata nel 1938 e considerata da molti critici la più bella al mondo: un impressionante edificio in cemento che ricorda un aereo, costituito da una torre centrale (che ospita ufficio e negozio) e due scenografiche ali in calcestruzzo lunghe 16 metri l’una. Quando la Fiat decise di costruire una grande stazione di servizio ad Asmara, si rivolse all’ing. Giuseppe Pettazzi, seguace del movimento futurista, lasciandogli ampia libertà. A Pettazzi non parve vero di poter progettare un edificio in cui trasformare le teorie in una vera realizzazione e nacque così quella che il Telegraph di Londra definì “probably the world’s most beautiful petrol station, and also one of the world’s supreme examples of Futurism (probabilmente la stazione di servizio più bella del mondo, e anche uno dei esempi supremi del mondo del Futurismo. Lo stabile venne progettato da Giuseppe Pettazzi in pieno stile futurista; l’architetto, appartenente alle correnti d’avanguardia, disegnò delle forme che ricordavano le linee affusolate di un aeroplano. Quando venne costruita la struttura fu una straordinaria impresa di ingegneria. Con un trenta metri di apertura complessiva, le ali di cemento a sbalzo si sostengono senza alcun supporto, fornendo ombra per coloro che lavorano sotto. Dal momento che il comune aveva delle riserve sull’integrità strutturale di questo edificio, l’architetto Giuseppe Pettazzi, incluse dei pilastri in legno a sostenere le ali quando presentò i suoi progetti finali per la realizzazione dell’edificio. Ma all’inaugurazione l’ing. Pettazzi costrinse l’esitante appaltatore a rimuoverli e, con grande sorpresa di tutti, le ali a sbalzo rimasero in al loro posto.

Cinema Impero

Il Cinema Impero, progettato da Mario Messina, è tuttora in uso con mobili originali. Il Cinema Impero è stato il più grande cinema costruito ad Asmara nell’ultimo periodo della colonia italiana dell’Eritrea. Prende il nome dalla conquista dell’Etiopia da parte di Benito Mussolini e dalla sua proclamazione dell’Impero italiano L’edificio ospita ancora oggi un cinema ed è considerato dagli esperti uno dei migliori esempi al mondo di edificio in stile Art Déco È un’attrazione turistica nell’Asmara moderna – insieme al famoso Palazzo Fiat Tagliero e ad alcune altre strutture del periodo italiano dell’Eritrea coloniale (tra cui il Palazzo Presidenziale e il Municipio) – che hanno reso Asmara un sito Patrimonio dell’Umanità dall’UNESCO nel 2017 . Già entrando nell’edificio si fa un viaggio nel tempo con vecchi poster ai muri e la sala con le decorazioni e stucchi che rappresentano scene di danza, palme ed alberi. All’interno dell’auditorium, file di i sedili in legno sono disposti su un pavimento leggermente inclinato con file di pilastri decorativi sormontati da teste di leoni. La struttura dell’edificio non ha subito modifiche sostanziali rispetto alla sua costruzione, su progetto dell’architetto Mario Messina. La maggior parte degli equipaggiamenti e dei sedili sono tutti originali. Quarantacinque luci rotonde decorano il fronte con ‘Cinema Impero‘ a lettere luminose, montato verticalmente sulla facciata.

Teatro dell’Opera

Un’altra attrattiva è il Teatro dell’Opera, progettato dall’architetto Odoardo Cavagnari nel 1919, realizzato nel 1920 e costruito nella zona novecentesca più elegante di Asmara. Il teatro è stato restaurato  e ampliato nel 1937 dagli architetti Aldo Vitaliti e Pietro del Fabbro. L’edificio è costruito in cemento armato ma con il frontale in mattoni e gesso, ha una facciata simmetrica di stile romanico e rinascimentale. La parte architettonica che lo contraddistingue è il bel portico, formato da sette archi romani sostenuti da sottili colonne ioniche. Sopra il portico si trova una galleria, cui si accede attraverso due porte ad arco, una per lato, che conducono al piano superiore. Due scale che conducono da entrambe le estremità del portico al livello della strada. I giardini antistanti sono composti da aiuole decorative e da una grande fontana in cemento a forma di conchiglia. Sostenuto da pilastri quadrati di cemento, la galleria corre intorno a tre lati della stanza. Accanto a due porte che forniscono accesso all’auditorium vi sono le scale per le balconate. La capienza totale del teatro è di circa 750 persone considerando i posti del parterre, delle due file di palchi e della galleria sovrastante. Sopra i palchi c’è un grande soffitto a cupola decorato da Francesco Saverio Fresa (che ha anche dipinto affreschi nel ex Palazzo del Governatore), con affresco circolare di otto donne danzanti in una cornice raffigurante otto pavoni sul fondo, in stile Art Nouveau. Un tempo vi si esibivano famose compagnie, quella di Renato Rascel e di Renato Carosone.

Cattedrale cattolica di Asmara

La cattedrale cattolica di Asmara dedicata alla Beata Vergine del Rosario, fu realizzata nel 1922 su disegno dell’architetto Oreste Scanavini, è ritenuta una delle più belle chiese in stile romanico lombardo al di fuori dell’Italia. La volle il vescovo cappuccino Camillo Carrara, già missionario a keren, popolare tra le popolazioni bilene con il nome di Abuna Josief. Monsignor Carrara vi è sepolto, navata destra, di fronte al battistero. L’interno della cattedrale è magnifico: l’altare è in marmo di Carrara, mentre il battistero, i confessionali e il pulpito sono in legno di noce italiano. L’interno è completamente affrescato.  La statua dell’Assunta, nell’abside, opera di un tal Moratti, fu dono del re Vittorio Emanuele III, come il dipinto di Carlo Maratta di Camerano (1625-1713).  Il “Transito di San Giuseppe” di Morgari è in uno degli altari laterali. Il campanile della chiesa, in stile gotico, domina la città ed è il punto di riferimento della Harnet o Liberation Avenue. È uno dei massimi monumenti della città. Dal campanile con otto campane si gode un bel panorama. Le campane si confondono con la voce dei muezzin che riecheggia dagli altoparlanti dei minareti e con le preghiere dei monaci ortodossi, a testimonianza dell’atmosfera multi religiosa tipica delle grandi città orientali, e testimonianza della grande tolleranza religiosa che esiste in eritrea, dove convivere con le altre religioni è ormai un dato acquisito.

Chiesa ortodossa Enda Mariam

Dove si trova attualmente la chiesa ortodossa Enda Mariam già Biet Christian, esisteva un sito risalente ad alcuni secoli prima di Cristo e sul quale sorgeva un tempio sabeo. Nel 1917 gli ingegneri Ernesto Gallo e Odoardo Cavagnari progettarono la nuova Chiesa di Enda Mariam, una curiosa combinazione di architettura italiana ed eritrea. Nel 1938 la chiesa fu rimodernata in stile razionalista, con sette magnifici mosaici sulla facciata, realizzati da Nenne Sanguinetti Poggi. Uno di essi raffigura il santo Jared, fondatore della musica che gli fu donata dalla Madonna e che è base di ogni rito. Jared, allievo di Abba Pantaleon, uno dei primi evangelizzatori dell’Abissinia, ebbe, 1500 anni fa, il dono divino della rivelazione da parte della Madonna della musica religiosa copta. La musica sacra, annotata in rosso nei testi sacri redatti manualmente in Ge’ez, è ripetitiva e ritmata, quasi ipnotica nel risultato. I suoi strumenti sono i sistri, sonagli di antichissima tradizione egizia, e i tamburi, grossi e profondi quelli denominati koboro, più piccoli e acuti i negarit. Al ritmo della musica copta si svolgono le cerimonie e le feste, le nenie di preghiera e le danze dei sacerdoti.

La cappella d’ingresso è a pianta quadrata, sormontata da un tamburo cilindrico con pitture di santi e coperta da tetto conico a tesa spiovente. Ai lati due brevi tratti di portico a travi di legno, con parete in fondo a struttura listata: notevoli i pannelli della trabeazione, di legno scolpito a motivi axumiti e l’arcosolio interno in legno dipinto, provenienti dalla demolizione della vecchia chiesa primitiva. La chiesa, costruita (con progetto dell’arch. E. Gallo, 1920) sull’area dell’antica, è preceduta da due torri quadrate, che servono come sacrestia e magazzino. Dal piazzale antistante la chiesa, si possono incrociare con lo sguardo le croci copte, il minareto della Grande Moschea e il campanile della Cattedrale cattolica.

I sassi appesi, a sinistra, a una struttura rudimentale di legno e ferro, sono i fonoliti e provando a percuoterli con una piccola pietra si può sentire il suono dolcissimo che emettono. Sono le campane di Nda Mariam, e della tradizione copta. Ma ci sono anche potenti campane a Nda Mariam, fuse dagli italiani col bronzo di cannoni austriaci.

Moschea dei Califfi

Magnifica anche la Moschea dei Califfi, la più grande di tutta la città. Situata in viale Harnet è uno dei più importanti edifici religiosi della capitale.

La prima moschea di Asmara, unitamente al minareto ottagonale, venne realizzata nel 1906, in un’area inizialmente isolata nei pressi della chiesa ortodossa. A seguito dell’espansione urbanistica che portò all’edificazione di molte abitazioni semplici di pietra intorno al mercato, la moschea venne presto inglobata nella città, fino a divenire il baricentro del piano regolatore dell’architetto Odoardo Cavagnari del 1913.

Alla fine degli anni 1930, Guido Ferrazza propose un grande progetto architettonico che andava a modificare radicalmente gli spazi aperti di fronte e dietro la moschea. Verso il 1937 venne demolita la moschea originaria per far posto alla Grande moschea, ad uso della sempre più crescente popolazione musulmana di Asmara. Ultimato nel 1938 da Guido Ferrazza, questo grandioso complesso coniuga elementi razionalistici, classici e islamici. Nella costruzione si fece largo uso di materiali pregiati, come il marmo di Carrara ed il travertino di Decamerè.  La simmetria della moschea è accentuata dal minareto, che si innalza da un lato come una colonna romana scanalata al di sopra di cupole e archi tipicamente islamici, ben visibile da ogni parte della città, e caratterizzato da due balconi in stile rococò italiano o tardo barocco.  All’interno il “mihrab” (la nicchia che indica la direzione della Mecca) è impreziosito da mosaici e colonne in marmo di Carrara. Lo stile di Ferrazza risulta evidente anche nel disegno della maestosa piazza, ricoperto da una geometria di lastre di pietra nera, e nel complesso del mercato che circonda la moschea.

Sinagoga di Asmara

La bella Sinagoga di Asmara, situata su una strada laterale del viale principale della città, protetta da una cancellata in ferro battuto decorata con motivi d’ispirazione religiosa ebraica è stata realizzata dalla comunità ebraica asmarina nel 1905. Il contrasto tra la cancellata scura, la facciata rivestita da piccole tessere di mosaico chiare e il cielo, di solito limpidissimo, indaco, è semplicemente meraviglioso. La facciata simmetrica ha un rosone centrale e due nicchie laterali, in una vi è raffigurata la Menorah, il candelabro ebraico a sette braccia e nell’altra la Torah, la tavola della legge ebraica. L’intero complesso include la sala di culto, un cimitero in cui sono sepolte circa 150 persone e una scuola. Adiacenti alla Sinagoga due locali nei quali sono conservate centinaia di foto e documenti che ricordano la storia della comunità ebraica asmarina. La sinagoga poteva ospitare tra i 60 e i 150 fedeli e fino agli anni 1950 serviva una comunità ebraica di circa di circa 500 persone ad Asmara. Con la nascita dello stato di Israele molte famiglie emigrarono. In seguito all’avvento del regime del Derg nel 1975, l’edificio perse la sua funzione religiosa quando gli ultimi 100 ebrei e l’ultimo rabbino della comunità ebraica dell’Eritrea lasciarono il paese. Gli ebrei che la costruirono provenivano dal Porto franco di Aden, nello Yemen. Trenta anni dopo si aggiunsero ancora un centinaio di persone che fuggivano dalle persecuzioni naziste e fasciste in Europa e trovarono rifugio sull’altopiano eritreo. Nel luglio 2017 l’edificio, insieme ad altri palazzi storici della capitale eritrea, è stato inserito dall’UNESCO nel sito patrimonio dell’umanità denominato “Asmara: una città modernista dell’Africa”.

Caravanserraglio di Asmara

Il caravanserraglio di Medeber è uno dei luoghi di maggior impatto di Asmara. L’originale Caravanserraglio, mercato del XVIII secolo, nato per ospitare il movimento carovaniero, che raggiunse l’apice durante l’occupazione italiana, oggi è mercato, officina, fucina, falegnameria, fabbrica di mille attività artigianali, da quelle alimentari alla meccanica, al recupero dei materiali di scarto. Un angolo infernale di produttività rumorosa ed affascinante.  Dove giovani operai plasmano oggetti di ogni tipo riciclando qualsiasi oggetto di metallo, vecchi copertoni, etc. Fra l’odore pungente del peperoncino rosso, il rumore dei martelli, le scintille che si innalzano nei sentieri dove giovani e vecchi saldatori lavorano protetti da occhiali e i gommisti tagliano gomme per trasformarle in sandali, si rimane incantati e frastornati, confusi e meravigliati. Si cammina sui sentieri del Caravanserraglio, avvolti da nubi di polvere rossa, smarrendosi, ritrovandosi, fermandosi a parlare, anche in italiano, con fabbri, artigiani, sarti, venditori di vecchie radio, di biciclette, di pezzi di ricambio introvabili se non in questo luogo. Donne musulmane con abiti e veli di ogni colore, donne copte con lunghi abiti bianchi macinano il berberè dentro mulini meccanici. Medeber è vita, è una straordinaria energia che si avverte a ogni passo. Una visita da non perdere, ed è il miglior riassunto della vivacità e del colore dei gruppi etnici eritrei.

Palazzo Imperiale

Il Palazzo presidenziale, in passato Palazzo del Governatore è un edificio storico situato in Liberation Avenue, oggi palazzo del Governo, ospitava fino a pochi anni fa il National Museum. Voluto da Ferdinando Martini, il primo governatore civile italiano dell’Eritrea, nel 1897, per essere il Palazzo del Governatore. Il governo italiano voleva creare ad Asmara (appena fatta capitale dell’Eritrea in sostituzione di Massaua) un imponente edificio, da dove i Governatori italiani potevano mostrare la dedica del Regno d’Italia alla “Colonia primogenita” come veniva chiamata l’Eritrea. Fece quindi costruire il Palazzo in stile neoclassico che ricalca alquanto le fattezze della Casa Bianca. L’interno era decorato con marmi italiani e mobili portati dall’Italia e dalla Francia. La sala principale era decorata con tipiche scale rinascimentali verso il secondo piano proiettato. Le porte principali sono state realizzate appositamente con legno brasiliano. Con il suo frontone sorretto da colonne corinzie e interni spaziosi, è considerato uno degli edifici in stile neoclassico più belli dell’Africa. Molto curati sono i suoi giardini sia quelli interni, che quello antistante.

Museo Nazionale

In Maryam Gmbi Street si trova il Museo Nazionale con i suoi reperti archeologici delle civiltà antiche che si svilupparono in Eritrea e una ricca collezione di oggetti, arti, vestiti tipici dei nove gruppi etnici che compongono la popolazione del paese; è un interessante sguardo antropologico globale sull’Eritrea. Nel museo sono raccolte le testimonianze più belle del passato: la piccola meravigliosa sfinge di Kohaito, le stele axumite con le iscrizioni in Ge’ez, i resti delle più antiche età del mondo, le monete d’oro, d’argento e di bronzo del III sec., ritrovate in Dancalia con i simboli del sole e della luna crescente, simboli del dio Alemkah, che vennero piano piano sostituiti dai simboli della cristianità. 

Il museo conserva resti straordinari dell’archeologia axumita, i ritrovamenti paleozoici e paleoantropologici della Dancalia, pietre tombali delle isole Dahlak, materiali e iscrizioni sabee, una pinacoteca tradizionale e contemporanea. Insomma, uno spaccato stupefacente della cultura eritrea.

Ferrovia Eritrea

Con un’escursione in treno a bordo della mitica “littorina” o del treno trainato dalle locomotive a vapore Mallet dei tempi coloniali, si ha la rara opportunità di percorrere una delle più ardite ferrovie al mondo, la cui costruzione è iniziata nel 1897, a bordo dei treni che risalgono ai tempi delle colonie, ancora efficienti grazie ad una “amorosa” manutenzione.

Un secolo fa gli italiani costruirono un’avveniristica ferrovia in Eritrea, una delle più ardite ferrovie al mondo, la cui costruzione risale al 1897. Oggi, in mezzo alle ferite di una guerra recente, le locomotive a vapore sono tornate a correre sui binari dell’ex colonia italiana. Un’impresa straordinaria voluta dal Governo di Asmara e compiuta da ferrovieri ultrasettantenni. Le locomotive erano firmate Mallet, Breda, Ansaldo, o Fiat. Con motori doppi, affrontavano con facilità le ardite pendenze, trascinandosi dietro carichi impensabili. Fiat era la littorina. Molto del materiale rotabile proveniva da ferrovie smantellate in Sicilia. Ferrovia di montagna senza cremagliera, fu tra le più ardite costruzioni ferroviarie del mondo, con pendenza costante tra Ghinda e Asmara del 35 per mille, inaudita al tempo, ancora oggi la linea ferroviaria che collega le città di Asmara e Massaua, superando quasi 2.400 metri di altezza, è considerata un capolavoro dell’ingegneria italiana. Oggi come allora, quando venne inaugurata nel novembre del 1912, la stampa internazionale, anche la più ostile e avversa, parlò di «una stupefacente prodezza». Centodiciassette chilometri di rotaie si snodano tra gole, strapiombi e montagne scoscese. Lungo il tragitto sono dislocate 29 gallerie, 13 stazioni, 5 serbatoi d’acqua e 45 tra ponti e viadotti.

Il tracciato è emozionante ed il principale materiale di trazione è composto da locomotive a vapore. La stazione ferroviaria di Asmara è un casermone coi muri sbreccati e le insegne scolorite. I vetri della biglietteria non sono in buono stato e la campanella che dovrebbe annunciare i treni resta inesorabilmente muta. La sorpresa si cela al di là del portone d’ingresso. Varcare quella soglia significa entrare in una straordinaria macchina del tempo e trovarsi improvvisamente catapultati nel passato, indietro di più di cento anni, in una storia impregnata di magia e di fascino. Il tragitto ferroviario, in parte coincidente con quello stradale, è ripido e spettacolare: percorre i fianchi della montagna, completamente ricoperti dalle piantagioni di fichi d’india.

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