Viaggi in Eritrea con Afronine Tour – Crociere in Eritrea

Massawa e Isole Dahlak

Escursioni, snorkeling e diving nel Mar Rosso eritreo

Proposte di viaggio NON adatte a tutti, con guida di lingua italiana. Richiedono adattabilità e flessibilità;

ARCIPELAGO delle ISOLE DAHLAK

Nei viaggi in Eritrea  l’Arcipelago delle Isole Dahlak è una “chicca” irrinunciabile. Le Dahlak rappresentano un ecosistema eccezionale, che ha pochi rivali al mondo e che, letteralmente, incanta i viaggiatori che approdano nelle sue spiagge. Uno specialista del turismo, al ritorno da una crociera ha così sintetizzato la sua ammirazione per queste isole: “Le Maldive sono la destinazione migliore al mondo dove servizi e natura hanno un mix impareggiabile, ma le Dahlak! Sono le Maldive di 20 anni fa!). Colui che si bagna per la prima volta nelle acque del reef, penetra in un istante in un mondo che non ha pari in natura e si ritrova all’interno di uno scenario che potrebbe fare da sfondo a un film di fantascienza, ma dove tutto è straordinariamente bello e armonioso.

Parte delle isole Dahlak sono riserva naturale e la fauna marina è ricchissima. E’ stato stimato che in questo arcipelago esistano 3.000 specie viventi, almeno 100 specie di uccelli, più di 1.000 specie di pesci, molte delle quali esistono solo in queste acque, giocano e vivono nel paradiso del reef, fino a una tarda età. Ci sono oltre 1.000 specie di molluschi, tra cui la Tridacna gigas, nonché varie specie di nudibranchi e conidi. Sono segnalate inoltre almeno 330 specie di ascidie e oltre 500 specie di alghe che formano vere e proprie praterie sottomarine, che attraggono i pesci che vi trovano rifugio.

L’estraneo si sente osservato da decine di tipi di squali e di razze, e da molte varietà di tartarughe di mare. Chi si cala in quelle straordinarie acque, nuota fra diverse specie di delfini e di molluschi giganti che possono superare i 120 anni di vita

Più che altro tuttavia le isole Dahlak offrono a chi si immerge nel loro mare, visioni di sterminate distese di coralli e di anemoni fra i cui rami e tentacoli nuotano infinite flotte di pesci dalle forme bizzarre, ma sempre eleganti, dagli aspetti più differenti, ma sempre raffinati, dai vividi colori che cangiano in continuazione e che affascinano l’osservatore fino alla commozione. Ai vostri occhi si presenterà un reef madreporico incantevole, multicolore, con decine e decine di varietà di coralli e madrepore, dagli “ombrelli” ai “cervelli” sino alle praterie di coralli di fuoco oltre ad una infinita varietà di conchiglie

Le oltre 200 isole e isolette dell’arcipelago, molte delle quali senza nome sulle carte nautiche, sono, tranne quattro (Dahlak Kebir, Dissei, Norah e Dehel) disabitate. Quasi tutte di origine corallina (fanno eccezione Dissei a sud ed alcune all’estremo nord, di origine vulcanica), sono in genere costituite in tavolati di corallo fossile, alti sulla superficie del mare soltanto qualche metro, con coste sempre di corallo fossile interrotte da spiaggette di sabbia corallina.

Le isole in superficie sono desertiche ed ostili, ma albergano molte specie di uccelli. Tra i più numerosi, oltre a molte specie di gabbiani, le sterne, le aquile marine, i pellicani, i fenicotteri rosa (flamingos), i falchi marini. Alcune isole sono letteralmente coperte da uccelli, e potersi avvicinare al momento della nascita dei piccoli, offre emozioni uniche.

Dahlak Kebir: la più grande dell’arcipelago, caratterizzata da un grande golfo (il Gubbet Mus Nefit), all’interno del quale giacciono molti relitti di navi, risalenti sia alla seconda Guerra Mondiale (i più famosi sono Urania, il Nazario Sauro, il Mazzini, il Panarea); nei pressi del villaggio di Old Dahlak Kebirè si può visitare la necropoli araba e turca, con alcune lapidi che presentano incisioni in caratteri cufici;

Shumma, vicina a Dahlak Kebir, offre un ancoraggio per le imbarcazioni all’interno di due grandi bracci di coralli sommersi, e mostra i resti di un insediamento militare italiano della seconda G.M. (batteria navale “Quarto”);

L’isolotto di Madote piccolo macon uno splendido fondale ; alta un paio di metri sul livello del mare ha la forma di una goccia allungata. La sabbia è bianchissima, con qualche rado e basso ciuffo d’erba nella parte più larga e distante dal mare. Sul fondale blocchi di corallo di ogni forma e colore sono appoggiati su un manto di sabbia corallina e circondati da centinaia e centinaia di pesci: pappagalli variopinti, castagnole bianconere, pesci farfalla gialli, pesci angelo blu, nuvole di pesci di vetro semitrasparenti.

Dissei, l’unica isola dell’arcipelago che presenta delle alture, di circa 50 metri, E che ha un tipico villaggio di pescatori Afar con un mercatino di conchiglie che apre ad ogni arrivo di sambuco. Orientata da nord a sud, lunga circa 7 chilometri e larga in un paio di punti circa 1 chilometro, è situata all’imboccatura del golfo di Zula. E’ una delle pochissime isole, assieme a Dahlak Kebir, Norah, Dohul e Harmil, che sia abitata stabilmente. Ha un’altra particolarità: è una delle poche isole in cui è presente una vegetazione di alto fusto, acacie di 5-6 metri di altezza. I colori del mare sono veramente strabilianti e vanno dal verde chiaro e trasparente, dove l’acqua è bassa e lambisce spiagge di rena finissima, al blu intenso, chiazzato da macchie di smeraldo con pennellate di rosa per poi proiettarsi al largo in acque più profonde, ma sempre alternate da tratti di mare dagli incredibili colori con tonalità di tinte chiare che vanno dall’azzurro al turchese. I fondali, quando sono di una limpidezza estrema, sono splendidi e popolati da miriadi di pesci colorati; a volte, durante la navigazione, o nei pressi della barriera corallina, si possono incontrare tartarughe marine e delfini. 

Entufash, l’acqua, trasparentissima, lascia intravedere un fondale di coralli coloratissimi tra cui solitamente guizzano lampi di giallo, blu, verde, viola: decine e decine di pesci farfalla, pesci angelo, pesci pappagallo.

Assarca: isolette gemelle di sabbia corallina, con bellissimo reef; Enteara, altra splendida isoletta di sabbia corallina, con altrettanto splendido reef., Gubbet-Nokra,  Dohul, Dahret, tutte con spiagge incantevoli e stupefacenti fondali.

Dur Gaam: gemella della vicina Dur Ghella, ha bellissimi reef sia sul lato sud che su quello nord. Avvistati frequentemente squali (i fondali sprofondano repentinamente). Sulla punta est, boschetto di mangrovie e tracce di insediamenti militari italiani

MASSAWA

La “Perla del Mar Rosso”, così è da sempre stata denominata la bellissima Massawa che conserva un’atmosfera molto seducente ed esotica, un luogo affascinante da visitare con il suo dedalo di viuzze e l’incantevole spiaggia di Gurgussum. Sia che ci si arrivi dal mare che dal ciglione di Dogali, Massawa appare come un gioiello sfaccettato incastonato nel meraviglioso sfondo azzurro del suo mare.

Massawa dista da Asmara 115 meravigliosi chilometri. Si tratta di una delle città più antiche dell’Eritrea, abitata già dal X secolo dagli Arabi, cadde sotto il dominio turco ottomano nel XVI secolo. Vi sono eredità evidenti nella struttura architettonica della città, riprese e sapientemente citate dai nuovi costruttori italiani che vi operarono , detto Baraka da quando essa, divenuta il porto principale della colonia italiana, cominciò a svilupparsi compiutamente nella seconda metà del XIX secolo. A Taulud e a Massawa, cuore del porto turco. Massawa o Mitsi’wa (“il richiamo”) come viene definita in lingua tigrina, ha un nome ancora più antico: Bazh. Con questo nome viene citata, anche se non è certo che gli accenni di Strabone e di Tolomeo a un villaggio che sorgeva sulla terraferma si riferissero a Massawa, sicuramente invece, nell’891 il geografo arabo al-Yaqubi descrisse un villaggio, non lontano dal più famoso porto axumita di Adulis, che potrebbe essere Massawa. Massawa è stata portoghese, araba, turca, egiziana, italiana, inglese, etiope, ma ha conservato intatto il suo fascino originario. Il centro storico sull’isola di Massaua presenta un connubio di architettura italiana, egiziana e ottomana, che riflette la storia multiculturale della città.

Massawa è composta da un pezzetto di terraferma, la penisola di Gherar e da due isole madreporiche, Taulud (“la lunga”) e Massawa che dà il nome alla città, collegate da due ponti. Sembra di entrare a Venezia percorrendo il primo ponte, l’asfalto da un lato, la strada ferrata dall’altro, la cupola del palazzo del Serraglio in fondo, che potrebbe nella penombra del tramonto, sembrare la Salute. L’isola di Massawa, la più esterna, è un dedalo di stradine tagliate tra le case per far circolare l’aria, per evitare il ristagnare del caldo.

A Massawa bisogna passeggiare senza meta al tramonto, di sera, al mattino presto, sicuramente non nelle ore centrali della giornata. Massawa è una città da afferrare per i suoi odori, per il suo caldo torrido, i suoi profumi, la sua gente. Il cuore di Massawa è un continuo susseguirsi di impressioni: gli edifici sono di rara bellezza nonostante i segni del tempo, i portici bianchi della banchina, la vecchia via Roma che penetra fino al vecchio bazar coperto, il piccolo souk della verdura situato in una piazza centralissima, il buon caffè tradizionale sotto i rampicanti della Massawa Cafeteria. E poi ancora il porto, la grande piazza con la moschea, l’altra piccola moschea situata a ridosso del porto, il palazzo della vecchia Banca d’Italia. L’ora magica del tramonto disegna i contorni di una città fantastica, mentre la temperatura, quasi insopportabile durante il giorno, cede di fronte alla leggera brezza serale, che consente finalmente di uscir fuori e passeggiare per le sue strade senza una meta precisa, avvolti dagli intensi aromi delle spezie sui bianchi dei mercati.

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