Guida alle Isole Dahlak : seconda tappa Dissei

Dissei: seconda tappa alle Isole Dahlak con Vincenzo Meleca e la sua Guida alle isole Dahlak, la prima in assoluto sull’arcipelago!

Per chi ha la fortuna di poter visitare le isole Dahlak, la prima tappa da non perdere è l’isoletta di Madote.

Dissei. Lunga, dirupata, selvaggia, bellissima fra le brutte…
Dissei. Generosa, prodiga di emozioni, accogliente pur con le sue aspre montagne rosse e brune…
Dissei, isola bella, Dissei, isola strana…
Dissei, isola bruna

- Gianni Roghi, “Dahlak” -

Questa isola viene comunemente ricompresa nell’arcipelago, ma in realtà non ne fa parte essendo morfologicamente di origine vulcanica, come ultima propaggine settentrionale della “catena di fuoco” dancala.

Dissei: il villaggio di pescatori
Posizionata all’imboccatura del Golfo di Zula, con il Monte Ghedem ad occidente e la penisola di Buri ad oriente, distante da Massaua circa 16 miglia (28 km), lunga circa 8 chilometri con orientamento Sud-Nord, Dissei ha una serie di caratteristiche che la rendono davvero diversa: ha infatti una serie di alture con cime che sfiorano i 50 metri sul livello del mare, presenta varie insenature che rendono non difficile l’ormeggio, è una delle cinque o sei isole stabilmente abitate e, dulcis in fundo, è l’unica che offra al viaggiatore la possibilità di acquistare qualche conchiglia e, per gli appassionati, delle telline da cucinare per un buon piatto di spaghetti

Dissei, il mercatino di conchiglie
Nel 1891 il Governo Italiano valutò l’ipotesi di utilizzare le Dahlak come base per una colonia penale per “anarchici e sovversivi”, inviando due ispettori. Questi, dopo essersi consultati con il Governatore dell’Eritrea, Gen. Oreste Baratieri, ritennero l’ipotesi non sostenibile per motivi di natura climatica, igienica e di sostenibilità logistica, soprattutto alimentare. Quattro anni dopo, l’allora Presidente del Consiglio, Francesco Crispi, riprese l’idea ed inviò in Eritrea l’ing. Giuseppe Varese, dell’Ufficio tecnico carcerario, per un ulteriore valutazione in loco. Varese si recò nella Colonia nella primavera del 1895 e ritenne realizzabile la colonia penale proprio nell’isola di Dissei, in quanto questa presentava una serie di vantaggi, quali un minimo di disponibilità idrica (anche se salmastra), la possibilità di facile sorveglianza, essendo di modesta estensione, nonché la relativa vicinanza a Massaua, cosa che avrebbe potuto essere utile in caso di intervento militare La conformazione rocciosa e pietrosa dell’isola che, ricordiamo, non fa morfologicamente parte delle Dahlak, sarebbe stata utile per fornire ai confinati un’attività lavorativa, l’estrazione di materiale per costruzioni. Varese si recò anche ad Assab e la ritenne idonea ad ospitare temporaneamente un primo nucleo di 130 “coatti”, in attesa che fossero costruite le strutture semi-penitenziarie a Dissei. Il progetto finì nel nulla, anche a causa della sconfitta di Adua e dei rivolgimenti politici successivi. Anche il successore di Crispi, Marchese Di Rudinì, riprese in esame il progetto, ma anche in questo caso fu un evento tragico, i moti milanesi del maggio 1898 soffocati nel sangue dal generale Bava Beccaris, a farlo accantonare, questa volta per sempre, almeno per quel che riguarda le Dahlak e Dissei . Sull’isola, in corrispondenza dell’insenatura maggiore, posta grosso modo a metà della lunghezza, sulla costa orientale, si trova un piccolo villaggio costituito da una ventina di modeste baracche che ospitano una piccola comunità di pescatori afar con le loro famiglie, raggiungibile da Massaua in circa un’ora e un quarto con lancia veloce (due con sambuco tradizionale). I circa duecento abitanti vivono di pesca e di pastorizia, anche se manca del tutto acqua dolce. Sulla costa occidentale, a mezzo chilometro circa a nord ovest del villaggio si apre un avvallamento che separa le colline settentrionali da quelle più meridionali e dove, in occasione delle rare piogge, si raccoglie per qualche settimana un po’ d’acqua piovana.
Il villaggio si può visitare senza particolari problemi, se non indossando un abbigliamento consono (la popolazione è rigorosamente di religione islamica). Previa richiesta al capo del villaggio, per gli uomini sarà possibile entrare nella piccola e disadorna moschea, facilmente identificabile essendo l’unico edificio in muratura. Provenendo i venti dominanti da N e NNE il posto migliore per l’ormeggio ed il campo tendato sono una delle due baiette situate all’estremità meridionale dell’isola Per chi volesse invece una sistemazione meno spartana, sulla costa sud occidentale esiste un villaggio turistico con un decina di tukul in muratura ed un generatore elettrico. Al momento in cui scriviamo, il resort è in fase di cambiamento di gestione, per cui non si hanno recapiti utili. E’ bene ricordare che sull’isola non vi sono nè acqua potabile né elettricità. La barriera corallina più conosciuta è quella che si trova a sud dell’isola, mentre poco esplorati sono invece i fondali a nord di Dissei, dove si allunga per varie miglia un reef che, fra qualche millennio, per effetto delle correnti potrebbe arrivare fino a Madote. I sambuchi diffidano infatti molto dei bassi fondali e delle correnti mutevoli, per cui non vi si ormeggiano. Il modo migliore è andarvi con la lancia veloce o con il tender del sambuco, dopo che questo si è ormeggiato di fronte al villaggio. Per gli appassionati snorkellisti un’escursione interessante è quella al reef che circonda un paio di scogli, uno più grosso (“Camel Rock”, 15°25’16,63”N-039°45’49,71”E) e l’altro, più piccolo, distante una decina di metri, ben visibili a sud dell’estremità meridionale di Dissei, da cui distano 2/3 di miglio. E’ preferibile arrivarci a bordo di un’imbarcazione.

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