Cosa si prova a partecipare ad una cerimonia tribale, dove gli "ospiti stranieri" sono solo lo 0.04% dei partecipanti?

Scopritelo leggendo le impressioni di Andrea, un nostro amico e cliente che ha partecipato in agosto al viaggio per assistere alle cerimonie del Likumbi Lya Mize, in Zambia. Sue anche le foto dell'articolo.

A Zambesi, sulle rive del grande fiume, i sonagli fatti di semi tintinnano senza sosta; legati alle caviglie, ritmano il passo di migliaia di piedi. Frotte di bambini eccitati discendono i pendii riarsi dal sole, e sciamano per le strade polverose e sconnesse del villaggio.
Le donne, radunate in cerchio, cantano. Stanno intonando litanie potenti, intessute dell’antica magia dell’Africa. E i canti, viaggiando veloci, scivolano in mezzo alla folla, rimbalzano sui muri di fango dei pochi edifici, lasciano l’abitato. Come una brezza leggera, accarezzano l’erba dei prati, spirano fra le sterpaglie, indugiano un poco nell’ombra scura e invitante dei grandi alberi di mango. Poi, quasi consapevoli della loro missione, proseguono e, percorrendo vie misteriose, s’insinuano fin negli stretti pertugi che ancora esistono fra sogno e ragione, fra il “qui” e l’ “oltre”.
Ecco: fra le tombe, al cimitero, qualcosa si muove... I morti si agitano, gli spiriti degli antenati rispondono al richiamo: in una fantasmagorica processione di maschere, i Makishi invadono il villaggio, dando inizio al Likumbi Lya Mize, la grande festa del popolo Luvale.
Likumbi Makishi Per il Likumbi, nel minuscolo villaggio di Zambesi confluiscono molte decine di migliaia persone, provenienti da tutto lo Zambia, dall’Angola e dal Congo: ormai sono molti i confini da traversare, ma uno è il sangue, una la tribù. I Luvale si radunano per rendere onore al re, Senior Chief Ndungu VIII, e festeggiare il termine della Mukanda, rito che sancisce il passaggio all’età adulta dei giovani della tribù. Durante i quattro giorni di celebrazione, l'immensa folla festante attraversa il fiume su centinaia di piroghe scavate nel legno e, fra canti e balli, si sposta da Zambesi alla vicina Mize, sede della dinastia reale. Qui, dinnanzi alla corte e al popolo schierato, il Likumbi si conclude solennemente quando i bambini, rapiti nottetempo dai Makishi e pianti come morti, tornano alla vita come uomini e donne adulti, sempre scortati dalle coloratissime maschere.
Nella mia vita, io ho avuto la fortuna di viaggiare molto per il mondo. E l’Africa meravigliosa, con i suoi spazi infiniti, i suoi tramonti struggenti, la sua natura incontaminata, ha sin dal principio irretito il mio cuore e scritturato la mia nostalgia. La nostalgia, forse, che l'uomo serba per la sua terra natale: quella che, agli albori della storia, l'ha visto sorgere e muovere i suoi primi passi; una terra il cui ricordo sopito sembra ancora bruciare sotto la pelle, come brace che arde sotto le ceneri di un fuoco solo apparentemente estinto da tempo.
Nelle mie precedenti, bellissime, peregrinazioni in questo grande continente, la natura selvaggia è stata, di certo, la principale compagna d'avventura. Questo viaggio in Zambia mi ha dato, invece, qualcosa di più: mi ha consentito di andare più a fondo, mi ha permesso di accostare l'orecchio al vero cuore pulsante dell'Africa, la sua gente. Partecipare al Likumbi Lya Mize insieme alla sua folla, viverne le atmosfere magiche trascinato dai suoni, dai colori e dai sapori di un'indescrivibile girandola di umanità è stato, per me, un grande privilegio. Un’esperienza unica di conoscenza e autentica condivisione, davvero preziosa in un mondo tristemente poco incline alla curiosità e all’incontro.
Per tutto ciò, voglio esprimere la mia gratitudine ad AfroNine Tour e al suo titolare GianMarco Russo, uno degli amici che ha condiviso con me questa avventura. Un ringraziamento particolare va poi a Giacomo, per averci guidato, con competenza e entusiasmo, alla scoperta del paese che è, oggi, anche la sua casa. La mia sincera riconoscenza, infine, va alle genti zambiane e, soprattutto, al popolo Luvale, la cui gentile, luminosa ospitalità ricorderò sempre.
Andrea Mazzoleni

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